Le sfide della pianificazione paesaggistica, diventata adulta

A vent’anni dalla Convenzione europea del paesaggio, un bilancio dall’osservatorio nazionale della Community INU “Paesaggio e biodiversità”

 

Il 2020 è stato il ventennale della Convenzione europea del paesaggio (CEP), che è dal 2012 il riferimento dell’attività culturale e pubblicistica della Community INU “Paesaggio e biodiversità”, tema affrontato con attenzione alla necessaria alleanza tra politiche paesaggistiche e di conservazione della natura dal 2014, entro un quadro sempre più complesso che negli anni più recenti è stato caratterizzato dalla crisi delle economie globali e locali, dall’estremizzarsi dei problemi ambientali e del cambiamento climatico, nonché dalla crisi sanitaria. L’obiettivo è stato cogliere le trasformazioni territoriali in rapporto alle innovazioni in corso nella pianificazione paesaggistica e di verificarne l’operatività alla scala locale nei piani e nell’azione progettuale (cfr. il Rapporto dal territorio INU 2010, 2016, 2019), sempre avendo a riferimento il contesto internazionale.

 

Dalla città al paesaggio

Dalla CEP, la questione del paesaggio pare aver sostituito negli ultimi anni il discorso sulla città – direbbe Cristina Bianchetti –, investendo i rapporti tra società e territorio e mettendo in risalto le principali contraddizioni legate all’insostenibilità dei nostri modelli di sviluppo economico e sociale, e mettendo in luce alcuni rischi e sfide relativi, che pongono in primo piano il ruolo del paesaggio come dimensione strutturale dell’urbanistica.

La pianificazione paesaggistica ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio risponde alla domanda di paesaggio, a dirla con le parole di Roberto Gambino, con paradigmi interpretativi e d’azione che pongono attenzione, anche se con opportuni condizionamenti e adattamenti nei diversi contesti regionali, all’intero territorio (dalle emergenze ai margini, alle aree degradate e vulnerabili) e alla qualità paesaggistica delle politiche di settore attraverso una più concreta consapevolezza progettuale. Il significato complesso del paesaggio è legato alle aspirazioni e alla percezione delle popolazioni, essenziale per la responsabilizzazione delle comunità nella definizione e nella realizzazione delle politiche paesaggistiche, come nella cura del proprio territorio (riprendendo temi rilevanti posti anche nella Convenzione di Faro).

 

Piani paesaggistici e dimensione progettuale

I piani approvati (Sardegna, Puglia, Toscana, Piemonte, Friuli Venezia Giulia, dopo che l’attuale MIC ha vinto il ricorso alla Corte costituzionale per il piano del Lazio), colgono in modo diverso, a partire dal processo olistico di interpretazione/significazione, quanto il paesaggio sia strettamente riconducibile alla dimensione progettuale. La terza generazione (fase dopo il 2008) di piani paesaggistici regionali, approvati dopo una lunga gestazione, anche per il necessario confronto fra Ministero e regioni per la co-pianificazione sui beni paesaggistici, si caratterizza per la creazione di una cultura comune, che riconosce nel piano paesaggistico lo strumento essenziale per generare qualità e benessere, attraverso una relazione stretta con il governo del territorio, soprattutto alla scala locale.

Essenziale è infatti il rapporto tra pianificazione paesaggistica regionale e gli strumenti di pianificazione urbanistica, tema delicato che non deve essere assolto in modo burocratico (adeguamento o conformità degli strumenti urbanistici al piano) e che deve essere considerato nella diversa complessità, tenendo delle differenti leggi regionali urbanistiche e con riferimento alle norme nazionali di semplificazione, ai provvedimenti per la ripartenza del Paese. Gli esiti paesaggistici, come già nel caso del Piano casa, del PNRR o dell’Ecobonus 110%, restano incerti. Quindi c’è un quadro di reale complessità in cui il paesaggio dovrebbe essere considerato sempre più come fattore di supporto alla selezione delle grandi politiche per il futuro del Paese e come esito della loro integrazione progettuale a tutte le scale. Necessaria in questa direzione la ricerca di strumenti e meccanismi di attuazione, per rafforzare la dimensione progettuale del piano e per costruire la responsabilizzazione delle popolazioni nel processo di attuazione dell’azione paesaggistica (Puglia, Toscana, Calabria, Piemonte).

Le sperimentazioni dei piani sono essenziali per passare dal “paesaggio di carta” alla realizzazione concreta dell’azione paesaggistica, integrando le progettualità dei territori, accompagnandole attraverso processi di condivisione delle scelte supportati dalle politiche regionali (Puglia, Piemonte). Le diverse strade regionali verso l’azione paesaggistica chiamano in causa diversi strumenti (dai progetti strategici o integrati, norme figurate, agli strumenti d’indirizzo e linee guida), ma non risolvono pienamente le questioni dell’efficacia sul paesaggio del piano locale.

 

Governo del territorio e qualità dell’architettura

In questo quadro si segnalano le Linee guida per la qualità dell’architettura promosse da MIBACT-CNAPPC (2020), tema strategico, in relazione al nuovo Bauhaus europeo (2021) e al Green Deal, che cerca di declinare “la qualità”, concetto sfuggente ma mobilitante, che dovrebbe essere centrale negli strumenti di governo del territorio a tutte le scale e che richiede un’assunzione di responsabilità dell’urbanistica nel progetto dello spazio, ponendo attenzione alla dimensione fisica, alla materialità della città, all’architettura. Ha un rapporto con le disuguaglianze crescenti, con le speranze, le attese di vita, la salute, i diritti fondamentali (all’ambiente, al paesaggio, alla casa, all’identità, alla sicurezza e alla socialità nello spazio pubblico democratico).

Ho lavorato alle Linee guida come esperto INU sul tema della “pianificazione dello spazio urbano”, a valle del lavoro di coordinamento e costruzione di una visione comune dalle risposte delle Sezioni regionali per il questionario dell’ex MIBACT (2018; ora MIC). Le Linee guida sono documento interdisciplinare, esito di una collaborazione tra ministeri, amministrazioni locali e regionali, supportata dal mondo accademico, professionale e dai principali stakeholders. L’architettura è diritto universale e la sua qualità discende dall’identità e dalla storia culturale del nostro Paese, ed è analizzata con riferimento al patrimonio, al paesaggio, alle nuove frontiere tecnologiche, alla sostenibilità, riconnettendo i temi della ricerca, della formazione, della promozione culturale e con riferimento alle procedure per l’affidamento delle attività di progettazione e costruzione. La qualità è declinata in rapporto al contesto, interpretato come paesaggio, e rappresenta l’esigenza di cucire nuovo ed esistente dando centralità allo spazio aperto, soprattutto a quello pubblico, che struttura la città, per raccordare le azioni progettuali tra loro e al contesto, richiedendo multiple relazioni a diverse scale, toccando il territorio urbano, rurale e naturale per acquisire nuovi valori e nuove polarità, come ricorda Patrizia Gabellini.

L’obiettivo è orientare il progetto di territorio e paesaggio, centrali e trasversali ai “grandi gruppi di principi ordinatori del documento” (identità e storia; ricerca, formazione, educazione; patrimonio; paesaggio; pianificazione e spazio urbano; sostenibilità; processi e procedure; quadro giuridico). A valle di questo processo l’INU potrebbe, attraverso la Community, accompagnare le Linee guida, selezionando buone pratiche, contribuendo con azioni di formazione, sensibilizzazione e/o di sperimentazioni di azioni pilota progettuali nel quadro della pianificazione paesaggistica.

 

In copertina: il territorio del Gargano (Foggia) tra San Giovanni Rotondo e Carpino (foto di L. La Riccia)

 

Itinerari di lettura

Roberto Gambino, Attilia Peano, (a cura di), Nature policies and landscape policies: towards an alliance, Springer 2015

Cristina Bianchetti, Il Novecento è davvero finito. Considerazioni sull’urbanistica, Donzelli Editore 2011

Angioletta Voghera, Luigi La Riccia, La pianificazione paesaggistica regionale, in Rapporto dal territorio 2019, INU Edizioni 2019

Roland Barthes, Critica e verità, Einaudi 1985

Augustin Berque, Les raisons du paysage, Hazan 1995

Patrizia Gabellini, Mutazioni dell’urbanistica. Principi, tecniche, competenze, Carocci 2018

Autore

Professore ordinario di urbanistica presso il DIST del Politecnico di Torino. Svolge attività di ricerca e didattiche nel campo della pianificazione territoriale e paesaggistica nel quadro internazionale, con attenzione agli ambienti sensibili (protetti, fluviali, rurali). Su questi temi per l’Istituto Nazionale di Urbanistica coordina la community Paesaggio e biodiversità. È membro di istituzioni culturali e di organizzazioni internazionali territoriali e ambientali, oltre che di rappresentanza dell’attività professionale quali l’Ordine degli architetti di Torino e la Fondazione per l’Architettura, il Consiglio dell’Ente di gestione delle aree protette dei Parchi reali (Piemonte); l’IUCN World Commission on Protected Areas e la Commissione di esperti IUCN Green List EAGL for Italy

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