XIV Giornata internazionale di studio INU: le transizioni al centro

XIV Giornata internazionale di studio INU: le transizioni al centro

Il 10 settembre, 10 e 24 ottobre le scadenze per l’invio degli abstract di sessioni e tavole rotonde che il 12 dicembre a Napoli tratteranno il tema Transizioni mirate/transizioni deviate

 

Published 28 luglio 2025 – © riproduzione riservata

È operativa sul sito web della manifestazione la procedura per l’invio degli abstract, per le sessioni parallele (scadenza 10 settembre), le sessioni speciali (scadenza 10 ottobre) e le tavole rotonde (scadenza 24 ottobre). 

Si definiscono così le proposte che andranno a comporre il programma della XIV Giornata internazionale di studio INU che il 12 dicembre sarà ospitata nelle aule del Dipartimento di Architettura dell’Università Federico II di Napoli. L’edizione 2025 “cade” in una ricorrenza particolarmente significativa per il capoluogo campano, che celebra i 2500 anni dalla fondazione. Il 13 dicembre si svolgerà invece la giornata dedicata al Premio Letteratura Urbanistica.

Il tema della Giornata sarà “Transizioni mirate/transizioni deviate” e il responsabile scientifico Francesco Domenico Moccia ne sottolinea la profonda connessione con l’attualità: “Si susseguono gli attacchi al green deal e la transizione ecologica e digitale trova sempre più ostacoli. Anche tra i suoi sostenitori ci si chiede se costi e benefici siano equamente ripartiti nella società e se ci siano disparità che possono alimentare la disaffezione se non addirittura la protesta. Le incertezze e le svolte possono avere un impatto profondo sul mondo della ricerca attualmente indirizzata da una politica che aveva pervaso obiettivi e programmi. Se è necessario ricorrere a correttivi e aggiustamenti, la responsabilità del bilancio sulla prima fase riguarda tutti gli operatori e l’analisi critica delle attività svolte per salvare le finalità ultime correggendo gli errori. Le questioni fondamentali del nostro tempo non restano confinate solamente nei processi decisionali dei vertici politici ed accademici ma coinvolgono per intero le comunità scientifiche, insieme ai cittadini. Perciò a tutti si richiede una riflessione, anche di dettaglio sui lavori in corso”.

Questi i titoli delle numerose sessioni parallele: L’approccio ecosistemico alla pianificazione spaziale; Pianificazione paesaggistica: strategie e rappresentazioni; L’università civica per la pianificazione urbanistica e territoriale: buone pratiche di ingaggio nei territori; Piani, Parchi e biodiversità; La doppia responsabilità nella pianificazione di fronte alle transizioni contemporanee; Città pubblica: diritto alla casa come diritto alla città; Gli spazi pubblici della transizione: flessibilità, salubrità, inclusione, multiadattamento; Le diverse facce della transizione energetica; Ri-Costruire?! Piani e processi di ricostruzione e rigenerazione urbana; Fragilità e futuro: reimmaginare le transizioni dai territori marginali dei piccoli comuni; Pratiche di comunità e pianificazione; Progettare l’area vasta. Territori, istituzioni, temi e risorse fra pratiche e innovazioni.

Patrizia Gabellini, componente del Comitato scientifico, dichiara: “Le Giornate internazionali di studi dell’INU proseguono nell’intento di approfondire conoscenza e confronto nella comunità scientifica di coloro che si occupano di territorio. Per il 2025 è stato scelto un tema che, pur continuamente richiamato, soffre di approfondimenti adeguati e sufficienti a inserirlo a pieno titolo negli strumenti di governo urbano e territoriale. In maniera un poco allusiva, ci si riferisce alla rivoluzione in atto con il termine plurale transizioni, mettendolo in tensione con due aggettivi – mirate e deviate – che suggeriscono la difficoltà a trovare loro una pertinente e stabile collocazione nell’urban e spatial planning. Le numerose articolazioni del tema, oggetto dei tanti contributi che saranno discussi a dicembre, precisano le transizioni di cui ci si occuperà, quelle che più direttamente investono ambiente, paesaggio, spazio pubblico e richiamano i compiti e le responsabilità proprie della pianificazione alle diverse scale. Gli incontri seguiranno certamente varie piste, ma ci si augura possano consentire alcune fondamentali convergenze sul che fare”.

Negli ultimi giorni il responsabile scientifico Moccia ha rivolto un appello a partecipare ai professionisti e dirigenti di enti pubblici, mettendo in luce le implicazioni del tema cardine dell’evento in connessione alle notizie degli sviluppi delle indagini giudiziarie a Milano: “La centralità del tema scelto dalla Giornata di quest’anno è rappresentata dal caso Milano. A partire dal Piano metropolitano di Londra del 2004 il processo di densificazione è stato ritenuto uno strumento per evitare il consumo di suolo. Progressivamente, l’idea di costruire sul costruito e rigenerare quanto già urbanizzato ha preso un posto sempre più consolidato nella dottrina urbanistica internazionale rivolta alla transizione ecologica. Con ritardo e lentamente quell’idea è giunta anche in Italia e Milano, la sua città più innovativa e dove le pressioni della domanda abitativa davano un turbo al mercato immobiliare ed alle operazioni di ristrutturazione urbanistica ed edilizia, se ne è fatta da portabandiera con tutto il vigore meneghino. Come Mario Botta e Carlo Ratti ci sono difensori del modello Milano, nonostante le accuse penali, perché continuano a riconoscervi la transizione ecologica, e non saprei quanto vi sia scalfita la reputazione di Stefano Boeri conquistata con il bosco verticale e la forestazione urbana. Tuttavia, qualche deviazione si fa avanti, e non solo per questioni più spiccatamente tecniche come procedure abilitative e indici urbanistici, quanto per quel disagio sociale e civico che è emerso nel conflitto generato dalle trasformazioni attuate e di cui sta prendendo atto la svolta programmatica dell’amministrazione comunale. Tra queste vanno considerati gli impatti determinati dai nuovi volumi su contesti consolidati di diritti e usi, sulla gentrificazione delle zone riqualificate, la sottovalutazione della domanda di abitazioni sociali e pubbliche. Avendo l’urbanistica trascurato il suo ruolo di composizione di interessi e esigenze nello spazio urbano, vi ha provveduto il tribunale. Se questo è davvero un caso emblematico, allora si presume che tante altre esperienze possano essere discusse al bivio delle transizioni in atto”.

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