Contrastare l’insicurezza e il degrado nelle periferie

Contrastare l’insicurezza e il degrado nelle periferie

Il punto di vista di IN/Arch dopo l’audizione in Commissione Parlamentare di inchiesta

 

Published 26 novembre 2025 – © riproduzione riservata

IN/Arch ha partecipato recentemente all’audizione in Commissione Parlamentare di inchiesta sulle “condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie”. La Commissione, tra i suoi compiti, verifica lo stato di degrado delle periferie, con attenzione a struttura urbanistica, infrastrutture sociali, mobilità, domanda abitativa, edilizia residenziale pubblica, occupazioni abusive. L’approccio IN/Arch parte dalla considerazione che il degrado e l’insicurezza nascono soprattutto dalle disuguaglianze e che per individuare le soluzioni bisogna comprendere le inter-relazioni tra degrado urbano, disagio abitativo e problematiche sociali e ambientali.

Le periferie italiane hanno caratteristiche molto diverse. Tra queste esistono  numerosi quartieri di edilizia pubblica, costruiti negli scorsi decenni e oggi in estremo degrado fisico: 

  • alloggi abbandonati o sotto-utilizzati, usi impropri, coabitazioni precarie;
  • locali per attività socio-culturali e commerciali vuoti o occupati abusivamente; 
  • infrastrutture, piazze, spazi pubblici e condivisi deteriorati, poco accessibili, insicuri.

Queste aree delle città rappresentano scenari “sensibili” sui quali è necessario agire con programmi chiari e coordinati, finanziamenti pluriennali e stabili, tempi certi, progetti a elevata qualità ambientale e sociale, gestioni efficaci.

La legge 48/2017 definisce la sicurezza urbana “il bene pubblico che afferisce alla vivibilità e al decoro delle città, da perseguire anche attraverso interventi di riqualificazione urbanistica, sociale e culturale, recupero di aree o siti degradati”, delineando uno stretto collegamento tra sicurezza e rigenerazione urbana. In questi mesi, in Italia si lavora su numerose proposte di riforma urbanistica – edilizia (DDL 1028, TUE Mazzetti e Santillo, TUE Salvini) e sull’emergenza abitativa, con l’apertura a un Piano Casa Nazionale. 

Queste iniziative appaiono attualmente frammentate e separate. È urgente ricomporle, ponendo al centro i temi dell’abitare, della qualità urbana, della sicurezza. Occorre superare l’idea della riqualificazione di singoli edifici e infrastrutture e ragionare sulla rigenerazione materiale e immateriale degli ambienti di vita. Indispensabile risolvere il disagio abitativo, ristrutturando le case secondo le nuove tecnologie e le attuali esigenze – più single, nuclei familiari meno numerosi, lavoratori smart, anziani auto-sufficienti – e i nuovi modelli abitativi, come il co-living.

Oltre a questo, per rendere vitali e coesi i quartieri è necessario integrare gli spazi per residenza, scuola, sanità, sport, sulla base dei reali bisogni delle comunità, definendo luoghi adattabili anche alle attività future, in società sempre più fluide. Molti attori pubblici e privati si muovono da tempo secondo questi principi, tra questi la Fondazione Housing Sociale, LAMA, REDO.

Utile introdurre nuove funzioni negli spazi utilizzati solo durante intervalli temporali (scuole, uffici postali, stazionamenti minori), per migliorare la sicurezza grazie alla presenza continua di persone. Ad esempio, il Piano Integrato Stazioni di RFI – Rete Ferroviaria Italiana prevede spazi dedicati a studentati e coworking. Anche il riuso transitorio di spazi abbandonati produce molteplici effetti positivi: elimina l’occupazione abusiva e i potenziali rischi connessi, crea nuovi luoghi per la comunità, fornisce indicazioni per le future attività da sviluppare, i Piani Città dell’Agenzia del Demanio promuovono questi processi.

La rigenerazione delle periferie può trarre energia da relazioni innovative tra pubblico e privato: gli impatti sociali positivi assicurano anche stabilità economica, fattore chiave per l’insediamento di nuova imprenditorialità. Confcommercio ha delineato il progetto Cities, per contrastare l’abbandono degli spazi commerciali e valorizzare le economie di prossimità. 

Tra gli esempi internazionali, approfonditi nel programma IN/Arch Architettura, Europa, Ambienti di Vita, di grande interesse Friche la Belle de Mai (Marsiglia), ex tabacchificio in una periferia difficile, oggi trasformato in spazio pubblico con circa 450.000 visitatori all’anno. Il complesso comprende sale per spettacoli, giardini, parchi giochi e aree sportive, libreria, asilo nido, centri di formazione.

Anche Cureghem (Bruxelles), quartiere di primo ingresso per gli immigrati, è in fase di rigenerazione con residenze, spazi verdi, infrastrutture culturali. Tra queste il recupero dell’ex mattatoio, riconvertito in fattoria idroponica per la produzione alimentare a bassissimo consumo. Il complesso, aperto al pubblico, ospita funzioni produttive e spazi di relazione.

In sintesi, la cultura del progetto va oltre il “diritto alla casa”, per costituire il “diritto all’abitare”. Mette al primo posto non i numeri e i dati della crisi, ma gli abitanti reali, realizzando alloggi adeguati, salubri, accessibili e dignitosi, spazio pubblico accogliente, servizi e attività per creare senso di comunità in contesti piacevoli e sicuri. 

Coniugare programmi e finanziamenti della prossima legge sulla rigenerazione urbana, dell’auspicato Piano Casa Nazionale, della direttiva EPBD  (Energy Performance of Buildings Directive) “case verdi”, può costituire una grande occasione per rigenerare le periferie e ridurre le disuguaglianze.

Immagine di copertina: esempio di usi transitori dello spazio pubblico

Autore

  • Giovanni Di Leo

    Dopo la laurea in Architettura a Napoli ha approfondito gli studi con i master in Urban Management (Domus Academy) e in Responsabili Tecnici di Opere Pubbliche (Oikos). Ha svolto attività di ricerca in Progetto Urbano Sostenibile (Università Roma 3) e Tecniche di Riconversione Ambientale (Università della Campania). È stato responsabile scientifico IN/Arch per la rete Windat, Commissione Europea – DG Energia e Trasporti. Ha coordinato gruppi di lavoro del Centro Nazionale Architettura Bioclimatica ENEA. Ha contribuito al “codice concordato per la qualità ambientale di edifici e spazi aperti”, presentato durante la Seconda Conferenza Nazionale Energia-Ambiente e al “codice europeo di progettazione per la qualità degli ambienti di vita” elaborato nell’ambito del Festival Architettura Seed. È stato consulente Federcasa per l’obiettivo Qualità Ecosistemica dei Contratti di Quartiere, programmi sperimentali di recupero urbano. È stato partner dello studio Pica Ciamarra Associati, responsabile della qualità ambientale. Le attività di programma e di progetto sono orientate alla riqualificazione edilizia e alla rigenerazione urbana. Attualmente è membro del Comitato Scientifico IN/Arch, de “Les Amis du Carré Bleu”, presidente del comitato scientifico di “Arts Interaction Alliance” e di “Associazione Formidabile”. Coordinatore del programma “Architettura, Europa, Ambienti di Vita”.

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