Nova Gorica e Gorizia, trame di insoliti doppi

Nova Gorica e Gorizia, trame di insoliti doppi

Città divise, ma unite, trovano nuove forme di convivenza grazie al ruolo di Capitali europee della Cultura 2025

 

Published 8 luglio 2025 – © riproduzione riservata

GORIZIA. Gorizia e Nova Gorica stanno costruendo una rete ibridata di segni, una trama entro cui tracciare molteplici percorsi per rilanciare sperimentazioni positive plurime e ramificate.

I due adiacenti, quasi intersecanti, centri urbani stanno pianificando azioni che hanno preso forma dall’essere, insieme per la prima volta, capitali in tandem della Cultura europea 2025. Un’occasione unica, pioniera, per sperimentare la cultura della convivenza come motore di sviluppo, i cui effetti sono rappresentati dalle trasformazioni dello spazio pubblico dove è e sarà possibile condividere servizi e luoghi collettivi, cultura delle differenze linguistiche e spaziali.

Un interessante esercizio di integrazione per praticare questi territori nel quotidiano come atto che stempera la paura dell’altro, dovuto soprattutto alla mancanza di conoscenza. Nella visione del sindaco di Gorizia Rodolfo Ziberna “la cultura innesta dialoghi capaci di costruire una comunità consapevole e unita, anche dalla storia e dal paesaggio”, ed è la ciclabile transfrontaliera, il cui tracciato ondivago “taglia e cucela demarcazione dell’ex confine, a rappresentare in modo inedito il desiderio di ricostruire unità territoriale e culturale.

La storia urbana delle due città si riallaccia alle vicende politiche che si sono avvicendate nel tempo, modificandone in modo significativo la struttura e i confini, resi intellegibili dalle tracce ancora evidenti sia nel tessuto fisico che in quello sociale. Il cambiamento geopolitico, e il tracciato del confine di Stato con l’ex Yugoslavia a seguito della Seconda Guerra Mondiale, costrinse Gorizia a confrontarsi con una situazione di margine che la obbligò a volgere forzosamente le spalle al suo entroterra orientale. Altra storia caratterizza Nova Gorica, fondata ex novo a ridosso di Gorizia, a cui rimase tuttavia in dotazione la storica stazione ferroviaria della Transalpina.

La forma e l’architettura di Gorizia rappresentano la memoria storica di una città imperiale austriaca, mentre Nova Gorica possiede un’organizzazione urbana che riflette il principio lecorbuseriano della croce stradale su cui innestare la distribuzione contrapposta delle quattro principali funzioni, amministrazione e servizi (a nord), industrie e residenza (a sud): due mondi riconoscibili per la medesima storia di origine, resi differenti per imposizioni politiche. Il Piano urbanistico di fondazione di Edvard Ravnikar del 1949 coltivava comunque la speranza di poter in futuro riconnettere le due città: ne è riprova il tracciato della Evriaceva Ulica che terminava là dove aveva inizio la via San Gabriele, senza che apparisse, dando continuità strategica alla principale direttrice di sviluppo di Gorizia a est, così come l’aveva immaginata Max Fabiani nel suo Piano di ricostruzione del 1921.

Dopo oltre 50 anni, Gorizia e Nova Gorica, possono ripensare a un inedito disegno delle connessioni e della forma urbis, quale sostanza di un inesplorato rapporto tra storia e futuro, con cui attivare progettualità dense di testimonianze per la costruzione della memoria di ciò che sarà: a partire dall’auspicato completamento dell’incompiuto viale alberato di platani voluto da Ravnikar, come simbolo di un’idea di architettura spaziale universale, alla fusione della via San Gabriele e la Evriaceva Ulica e alla condivisione della Stazione Transalpina.

É qui, in particolare, che si innescano i cambiamenti tangibili, con le opere previste dal masterplan ECC GO!2025 dello studio Sadar+Vuga. Un luogo privilegiato, la Stazione Transalpina, poiché sede fisica e simbolica del confine dal 1947 al 2004. Questo segno, che rappresentava il repentino cambio di identità, è ora sostituito da un sottopassaggio pedonale e ciclabile che trasforma la stazione in un ponte ipogeo di connessione tra le due città.

Pur avendo presupposti, regolamenti e obiettivi diversi, lo status di Capitali europee della Cultura 2025 ha dato l’avvio a progetti che segneranno positivamente la loro evoluzione lavorando insieme sulle porosità dei tanti punti di contatto, soprattutto ex valichi di frontiera come il piazzale di Casa Rossa.

L’esperienza delle due città mette in evidenza le potenzialità per la revisione del doppio urbano, che potranno contribuire a reinventare gli spazi attraversati e allacciare relazioni che forse non sono mai esistite ma solo desiderate. Qui, ora, si percepisce in ogni caso un vento di bellezza, si respirano idee nuove veicolate dalle persone che sembrano voler attraversare incessantemente l’ex frontiera per sbiadirne il senso e radicare altri sguardi.

Estratto dall’articolo pubblicato su L’industria delle costruzioni n. 497

Immagine copertina: vista della stazione Transalpina dallo storico viale di accesso, ora riconnesso alla città di Gorizia (@Lucia Krasovec-Lucas)

 

 

Autore

  • Lucia Krasovec-Lucas

    Architetta, PhD e Post PhD in architettura e città moderna, ha insegnato in università nazionali e internazionali, pubblicando monografie e articoli. Già presidente di AIDIA-Italia, ispettore onorario MIBACT e presidente IN/Arch Triveneto, è esperta di analisi e valorizzazione strategica di ambiti urbani e del paesaggio. Consulente per amministrazioni pubbliche e centri di ricerca nazionali e internazionali, tra cui CNR e IMONT, ha ricevuto la Medaglia e il Diploma di benemerenza dal Ministro degli Interni per attività di supporto tecnico nelle aree terremotate e la Medaglia del Presidente della Repubblica per l’ideazione e organizzazione della serie di convegni "Immagine della città". È componente del G.O. Rigenerazione urbana al Consiglio Nazionale Architetti PPC e del WP Informal Settlements dell'UIA - International Union of Architects.

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