Codice europeo della progettazione: perché la qualità non sia un cigno nero

Codice europeo della progettazione: perché la qualità non sia un cigno nero

Considerazioni sulla necessità di un documento teso alla qualità degli ambienti di vita

 

Published 29 maggio 2024 – © riproduzione riservata

Intenso e vivace il confronto sulla proposta di Codice europeo della progettazione teso alla qualità degli ambienti di vita, inedita iniziativa europea che si è avvalsa di contributi e significative testimonianze provenienti da autorevoli esponenti di associazioni, università, istituzioni di numerosi paesi, tutte raccolte nel numero 13 de “La Collection du Carré Bleu” (300 pp. in francese/inglese/italiano), diffuso ora anche in forma cartacea, ma liberamente scaricabile da lecarrebleu.eu.

Il 29 aprile IN/Arch ha organizzato su questo tema un ampio e partecipato convegno a Roma nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani – Senato della Repubblica. Il convegno, con la partecipazione di filosofi, sociologi, industriali, politici ed esponenti di significative associazioni nazionali, si è avvalso di numerosi sostegni nazionali e – a livello internazionale – di quelli dell’International Academy of Architecture (IAA) e dell’European Association of Professors Emeriti (EAPE).

Largo il consenso per un Codice che mette al centro il tema della “qualità della progettazione degli ambienti di vita”, vista come interesse collettivo e prioritario data la loro influenza su socialità, spiritualità, benessere, economia, sicurezza, paesaggi e ambiente. Il Codice europeo della progettazione teso alla qualità degli ambienti di vita consentirà di rendere concreti gli obiettivi espressi dai tanti e anche diversi punti di vista, del costruire a misura d’uomo dando priorità alle questioni ambientali: temi di fatto inattuati benché costantemente affermati in varie sedi.

L’iniziativa, nata dell’ambito di “SEED Design Action for the Future”, uno dei Festival dell’architettura 2023 sostenuti dal Ministero della Cultura, è stata promossa a livello internazionale da “Le Carré Bleu, feuille internationale d’architecture” in collaborazione con il comitato scientifico di IN/Arch che, in particolare, ha raccolto, e continua raccogliere, testimonianze e supporti da personalità francesi, spagnole, danesi, italiane, austriache, belghe, portoghesi ecc.

 

Rafforzare la domanda di progetto

La qualità della progettazione degli ambienti di vita, fondamentale per lo sviluppo del benessere collettivo, è concretamente sostenuta da questo Codice: una proposta non corporativa perché rafforza soprattutto la domanda di progetto. Il Codice, poi, distingue e punta a rendere ruoli non conflittuali ma collaborativi committente, progettista (soggetto unitario dalla concezione alla realizzazione) e impresa.

Il Codice rafforza le logiche di programmazione e il “programma di progetto”; elimina criteri di aggiudicazione degli appalti fondati sulla riduzione del costo, introducendo valutazioni basate esclusivamente sugli incrementi di valore proposti dall’impresa fra i quali: fattori ambientali, rapidità di realizzazione, utilizzo di componenti industriali di elevate prestazioni. In questo senso il Codice è di forte sostegno anche a ricerca e innovazione nei settori industriali.

Peraltro rendere analoghi obiettivi e procedure nei vari Paesi è particolarmente urgente in Italia: qui malintesi sul Trattato di Maastricht e sul Codice degli appalti contrastano duramente gli obiettivi del Ministero della Cultura, il quale tra l’altro ancora di recente (2018 e 2023) ha sottoscritto la Davos Baukultur Alliance. La proposta inoltre è coerente con la Dichiarazione dei doveri dell’uomo riguardo a habitat e stili di vita nel rispetto delle diversità, documento lanciato in occasione del cinquantenario di “Le Carré Bleu” a Parigi.

Pubblicata in prima stesura nell’aprile 2023, la proposta di Codice europeo è stata rimessa a punto tramite convegni nazionali e internazionali: si avvale anche di un’ampia serie di video-testimonianze curate dal comitato scientifico di IN/Arch.

 

Necessario trovare sostegni nel prossimo Parlamento europeo

La questione ora si sposta: sarà indispensabile ritrovare nei programmi del prossimo Parlamento europeo sostegni concreti che contribuiscano a far uscire l’Italia dalle contraddizioni che da trent’anni la portano – unica in Europa – a essere vistosamente anomala, tanto da essersi dotata di un Codice degli appalti che mortifica l’attività di programmazione, la costruzione della domanda e ancora di più la progettazione. Non è un paradosso, ma – tra Progetto di fattibilità tecnico-economica (PFTE) e progetto esecutivo firmato da diverso progettista – ormai nei progetti delle opere pubbliche scompare perfino l’autore!

La qualità sarà ancor più un “cigno nero”, l’opposto dell’auspicata “qualità diffusa”. Lo testimonia la stessa Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura che, nel febbraio 2023, ha inserito poco più di 4.900 opere nel “Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi”, micromillesimi di quanto realizzato nei nostri territori negli ultimi ottant’anni. Interventi cioè talmente rari da non influenzare minimamente la qualità della vita di chi li abita.

Autore

  • Massimo Pica Ciamarra

    Nato a Napoli nel 1937. Docente di Progettazione architettonica dal 1971 al 2007; tra i fondatori dell’Istituto per la diffusione della cultura scientifica; vicepresidente IN/ARCH (1997-2011); presidente comitati scientifici “Bioarchitettura®” e IN/ARCH; docente dell'International Academy of Architecture; presidente dell'Observatoire International de l’Architecture e promotore della “Directive européenne sur l’architecture et le cadre de vie”. Dal 2006 dirige “Le Carré Bleu, feuille internationale d’architecture”. Fra i libri: “Integrare” (Jaca Book 2010); “Etimo: costruire secondo principi” (Liguori 2004); “Interazioni” (Clean 1997); “La cultura del progetto” (Graffiti 1996); “Qualità e concezione del progetto” (Officina 1994); “Architettura e dimensione urbana” (Ceec 1977). Sulla decennale attività dello studio da lui fondato è in uscita “Dai frammenti urbani ai frammenti ecologici - Architettura dei Pica Ciamarra Associati” (di Antonietta Iolanda Lima, Jaca Book 2016).