Aree agricole, risorsa energetica e ambientale

Gli esiti del concorso “L’Agrivoltaico per l’Arca di Noè. Paesaggi fotovoltaici del riso” dimostrano la compatibilità tra aspetti energetici e architettonico-paesaggistici

 

Published 24 ottobre 2022

L’Istituto Nazionale di Architettura, che da oltre sessant’anni sostiene la cultura del progetto, è noto per le sue battaglie per la qualità dello spazio urbano, del paesaggio, dell’architettura e,, più in generale, dell’habitat. Non meno importante il paesaggio agricolo, cercando di trovare parallelismi con la cultura d’impresa e le scienze ambientali ed economiche.

In particolare, IN/Arch ha sempre sostenuto che ogni programma di sviluppo ha i suoi limiti come, già cinquant’anni fa nel noto rapporto, aveva evidenziato il Club di Roma, in collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology. La ricerca “The Limits to Growth”, pubblicata in Italia nel 1972, cercava d’individuare quali fossero le condizioni limite in grado di assicurare il soddisfacimento dei bisogni della generazione attuale, senza compromettere le stesse possibilità per le generazioni future. Misurando gli effetti sull’ecosistema terrestre, si giungeva a mettere in discussione la stessa sopravvivenza della specie umana sulla terra: se la crescita della popolazione e del capitale industriale avessero continuato a produrre un numero sempre maggiore di abitanti e una crescente domanda di risorse pro capite, il sistema sarebbe stato spinto verso i propri limiti naturali. Parte significativa del rapporto riguardava proprio il settore agricolo e, nonostante i toni apocalittici iniziali, rappresentava un’iniezione di fiducia per il futuro, con ottimistiche valutazioni finali.

Il Club di Roma era diretto in quegli anni da Aurelio Peccei, che pochi anni dopo diventò presidente dell’IN/Arch (1975-84). Da quegli anni molte iniziative hanno visto IN/Arch protagonista sui temi legati alla sostenibilità ambientale. Tra il 1979 e il 1981 l’iniziativa “Il sole e l’habitat” includeva un concorso indetto da Ministero dell’Industria e IN/Arch volto a stimolare l’impiego di energia solare a partire dall’edilizia residenziale e scolastica sin dalla fase di progettazione architettonica. A seguire, nel 1984 fu organizzata la mostra-convegno EN-Arch (energia inscindibile dall’architettura), che ha diffuso in Italia i principi dell’architettura bioclimatica (catalogo-manuale ripubblicato nel 1992).

 

“L’Agrivoltaico per l’Arca di Noè. Paesaggi fotovoltaici del riso”

Recentissimo è anche l’impegno nella co-organizzazione del concorso internazionale per la progettazione di un giardino agrivoltaico presso NeoruraleHub/Simbiosi, in località cascina Darsena a Giussago (Pavia), perché, in una logica sinergica, impianti fotovoltaici, produzione agricola e qualità del paesaggio possono e debbono coesistere.

La competizione ha fornito proposte integrate e soluzioni concretamente efficaci, senza forzose o avveniristiche proiezioni, e senza eccessi di ottimismo tecnologico. L’aspetto che convince, in particolare, è che nelle proposte presentate la componente energetica, e quindi economica, non fosse disgiunta dalla dimensione architettonico-paesaggistica e, quindi, di qualità, degli spazi di vita sociale. Tali strutture fotovoltaiche innescano un comportamento virtuoso che va oltre il risparmio energetico: esse appartengono alla tipologia delle green infrastructure e risultano importanti sia sotto il profilo energetico-ambientale, sia in funzione espressiva e di riqualificazione complessiva.

 

Il progetto vincitore

“A-GRID”, di StudioAlami, studia attentamente il contesto agricolo in cui s’inserisce, caratterizzato da un’alternanza di differenti colture agricole, boschi e sistemi ecologici. Il modello riprende in scala la maglia territoriale delle coltivazioni, restituendo continuità di linee e forme tra l’area di progetto e il territorio circostante. L’unità di misura del modulo (17 x 37,7 m) è determinata dall’ottimizzazione delle attività agricole al suolo e dalle distanze ammissibili dal sistema strutturale di sostegno dell’impianto fotovoltaico, per una dimensione totale di 19 x 4 moduli. Una grande “canopia” artificiale fotovoltaica, che come in una foresta protegge l’ecosistema sottostante (in questo caso una risaia), mitiga gli effetti della temperatura e controlla il microclima. L’acqua riflette il cielo. Allo stesso tempo, i pannelli fotovoltaici, dotati di un layer riflettente nella parte sottostante, riflettono l’acqua. Questo gioco di riflessioni crea particolari effetti visivi, fondendo insieme il cielo, lo specchio d’acqua e la canopia. La tensostruttura è il modello strutturale di “A-Grid”, che consente geometrie integrate nel paesaggio.

La giuria del concorso costituita da Fabrizio Cembalo Sambiase (AIAPP), Daniela Di Cosmo (Comune di Giussago), Fausto Ferruzza (Legambiente), Matteo Marini (NeoruraleHub), Annalisa Metta (IN/Arch), Elizabeth Monoian e Robert Ferry (LAGI Land Art Generator Initiative), Heinz Ossenbrink (JRC European Commission), Alessandra Scognamiglio (ENEA), Sven Stremke (Wageningen University|Amsterdam Academy of Architecture) e Christian Thiel (JRC European Commission), ha apprezzato l’aspetto innovativo e creativo del progetto, in grado di stimolare l’immaginazione del pubblico. “Il progetto stupisce, è audace e leggero, la soluzione creativa risponde perfettamente ai criteri espressi dal bando andando a coniugare le istanze naturalistico/ambientali, ricreativo/sociali e produttive. È stata apprezzata l’analisi profonda, proiettata nel futuro, relativa alla coltura del riso e allo studio delle ombre”, si legge nella motivazione della scelta.

Immagine di copertina: A-Grid Agrivoltaics and landscapes, rendering (© StudioAlami)

 

Autore

Beatrice Fumarola è architetto e coordinatore dell’Istituto Nazionale di Architettura. Massimo Locci è architetto e direttore del comitato scientifico dell’Istituto Nazionale di Architettura.

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