Densità urbana e partecipazione vs consumo di suolo

Riflessioni a margine del Rapporto 2022 sul consumo di suolo presentato dall’ISPRA

 

Published 19 settembre 2022 – © riproduzione riservata

Il riscaldamento globale e i conseguenti cambiamenti climatici aggravano l’elenco delle crisi che attanagliano l’Europa: pandemia, energia, agricoltura, trasporti. Consumo di suolo e densità urbana agiscono direttamente sulle condizioni di crisi: il primo negativamente e il secondo positivamente.

Non secondario è che non dipendono solo dagli sviluppatori, ma anche dai cittadini che dovrebbero condividere gli interessi collettivi e potrebbero partecipare alle scelte, definendo così consumo di suolo e densità. Esiste, infatti, una responsabilità sociale degli attori delle trasformazioni che deve essere acquisita in modo consapevole. La partecipazione è carattere essenziale della democrazia evoluta di un paese e garantisce il passaggio dalle norme ai comportamenti.

Ecco perché tre temi apparentemente disgiunti tra loro, di fatto, sono correlati nella trasformazione del territorio.

 

Consumo di suolo

Il 26 luglio è stato presentato il Rapporto sul consumo di suolo, dinamiche urbane e servizi ecosistemici, a cura del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente, edizione 2022, che vede l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) insieme alle Agenzie per la protezione dell’ambiente delle Regioni e delle Province Autonome. Il Rapporto evidenzia il progressivo aumento dell’uso del suolo nel territorio nazionale. L’incremento delle superfici consumate è avvenuto in particolare nelle aree urbane e periurbane. Come è spiegato, le pressioni maggiori si presentano in Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte, nelle aree di pianura, lungo le coste e nelle principali aree metropolitane, con perdita di superfici naturali, le più adatte a contrastare i fenomeni del riscaldamento globale.

Nell’ultimo anno, le nuove occupazioni di suolo hanno riguardato 69,1 kmq circa, con un’evidente accelerazione pari a 2,2 mq di suolo ogni secondo destinati a nuovi edifici per infrastrutture, commercio, logistica, produzione e servizi.

Oggi siamo alla rincorsa di necessari cambiamenti per limitare le emissioni di CO2, proiettando nel futuro ciò che si può fare nel presente. Ridurre il consumo di suolo è una scelta che possiamo fare subito adottando modelli di comportamento semplici e comprensibili, capaci di convincere della loro necessità, con il consenso informato dei cittadini e la gestione della pubblica amministrazione garante delle norme e facilitatrice delle scelte finali.

 

Densità vs consumo di suolo

La densità urbana è un modo per ripensare le città e contrastare la perdita di territorio naturale o rigenerabile, spesso abbandonato a un destino irreversibile.

La densità è tema chiave delle politiche di crescita delle città, anche se da molti è considerata secondo pregiudizi (sovraffollamento, condizioni di povertà e carenza di standard), e non in base ai vantaggi socio-economici, oltre alla vivacità e dinamicità sociale tra abitanti del quartiere.

Da tempo abbiamo capito che la città densa è più ecologica, riduce il consumo di suolo, ed è una sfida che implica un nuovo modo di concepire le comunità urbane e la loro governance: ridotti costi per infrastrutture e servizi, garanzia di un vicinato sociale e funzionale. La densità è un modello razionale per la città, la concentrazione delle attività stimola l’economia; la concetrazione delle persone è anche ottimo principio ecologico nel contrasto ai cambiamenti climatici.

 

Partecipazione e condivisione delle scelte

La condivisione dei cittadini alla politica urbanistica si pone, oggi, come questione centrale. Partecipazione non è confusa attività di comitati, ma azione informata sulle scelte che i cittadini sono chiamati a compiere sul quartiere, sul ciclo di vita del loro edificio, sui criteri di flessibilità dell’unità abitativa, fattori che trovano esito nella qualità degli spazi urbani e degli edifici e può essere decisiva nella scelta di preservare suolo.

In tutti i Paesi emerge una crescente attenzione alla partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano il territorio, ma la condivisione non può che fondarsi su una conoscenza specifica dei fenomeni e una consapevolezza dei metodi di governance. I cittadini devono essere informati per poter scegliere, e la discussione sul territorio non può limitarsi agli aspetti corporativi e/o portatori d’interessi privati.

Il superamento di questa condizione è attività degli istituti di cultura di architettura e urbanistica come IN/Arch. L’azione degli istituti deve concentrarsi su specifiche attività: monitorare le diverse aree, comprenderne le interrelazioni, individuare gli strumenti, generare una visione unitaria di lungo termine, essere guida alle decisioni. Il consumo di suolo non può essere solo oggetto di discussione tra architetti e urbanisti, ma anche tra cittadini che chiedono soluzioni alle necessità collettive.

 

Autore

Architetto, membro del Consiglio direttivo nazionale di IN/Arch. Ha insegnato, come professore a contratto, Progettazione architettonica e urbana presso il Politecnico di Milano dal 1994 al 2013. Ha collaborato a programmi di ricerca finanziati dal Ministero della Pubblica istruzione e dal Ministero per l’Università e la ricerca scientifica e tecnologica. Ha partecipato a iniziative in Italia e all’estero quale docente e relatore in seminari internazionali. Ha curato volumi e pubblicato saggi e contributi teorici su riviste specializzate

Related Posts

Dall’insidioso bando Futuro, l’appello di In/Arch sulla necessità di revisione del Codice dei...

Riflessioni a margine dell'affidamento a Stefano Boeri di coordinare il Laboratorio Roma 2050

I nostri comportamenti e il ruolo della pianificazione, per la gestione di un’emergenza dai costi...

Leave a Reply