Cambiamento climatico: siamo preparati all’adattamento?

I nostri comportamenti e il ruolo della pianificazione, per la gestione di un’emergenza dai costi alti ma imprescindibili

 

Published 25 luglio 2022 – © riproduzione riservata

Il clima, dal greco antico kλίμά che indicava una regione o un tratto di paese, ha finora rappresentato la descrizione statistica dell’insieme di tutti i processi meteorologici in un determinato luogo per un intervallo di 30 anni circa: tra i parametri, le condizioni medie e la variabilità delle grandezze relative a temperatura e precipitazioni, a forza e direzione dei venti e alle correnti dominanti. È noto che il sistema climatico muta con dinamiche proprie, ma può venire influenzato da fattori di non poco conto: quelli naturali, come le eruzioni vulcaniche e le variazioni della radiazione solare, e quelli pertinenti le attività umane intese nella loro totalità. Sono soprattutto queste ultime che possono alterare i processi che intercorrono tra le sfere del sistema climatico terrestre e modificare lo stato di benessere che ci è necessario.

L’emergenza clima, i cui effetti futuri sono d’indubbia responsabilità del presente, è una preoccupazione a livello mondiale che, pare, non riusciamo ancora ad affrontare in maniera risolutiva: da un lato il riscaldamento globale accelera la fusione dei ghiacci e provoca l’innalzamento del livello dei mari sul lungo periodo, dall’altro è in corso un processo di desertificazione che costringe molte popolazioni ad abbandonare i propri territori per l’impossibilità a viverci. La non facile presa di coscienza, o conoscenza, di realtà oggettive, ci allontana sempre più dall’attingere e dal dire aristotelico, thigein kai phanai: si tratta di omissione di verità e responsabilità morale?

È evidente che non c’è distanza tra la legge naturale professata da San Francesco, che ha rivoluzionato la società medievale prescrivendo agli uomini l’uso delle cose necessarie alla loro conservazione, e le manifestazioni degli attivisti ambientali, come la più recente che ha bloccato per giorni il Grande raccordo anulare a Roma per richiamarci alla realtà, anticipando tragicamente i fatti avvenuti successivamente sulla Marmolada.

Nonostante ci siano molti programmi in favore di azioni volte a risolvere la crisi climatica, di fatto sembra ancora difficile trovare soluzioni efficaci.

La Commissione europea ha recentemente costituito la Direzione generale Azione per il clima (DG Clima), la cui missione principale è attuare le politiche e le strategie per contrastare il riscaldamento globale e conseguire gli obiettivi del Green Deal europeo, in sinergia con il settore che riguarda l’energia. Il programma di lavoro per il 2021 è intitolato “Un’Unione vitale in un mondo fragile”, il cui incipit recita: “Riparare il mondo di oggi plasmando il mondo di domani” (ec.europa.eu). Ma cosa vuol dire riparare se non adattarsi, ovvero rendere appropriato il nostro comportamento e la trasformazione del nostro fare in direzioni opportune per limitare gli inevitabili impatti a cui siamo impreparati?

Le nostre responsabilità devono declinare nel tempo anche il senso di spazio, unico nella coerenza rappresentativa, e il senso comportamentale: l’uomo sta nella natura, ugualmente vitale, con cui non può più disattendere un rapporto conoscitivo e collaborativo. Sarebbe interessante capire, in quest’ottica, in quale tempo e luogo prende forma l’intersezionalità, e quanto quella sociale incide su quella ambientale, per orientare lo sviluppo di politiche capaci di superare la condizione epistemologica del punto di vista teorizzata da Hegel.

La Francia, ad esempio, ha sviluppato un Piano territoriale per l’aria, il clima e l’energia coordinato con l’uso dei suoli, capace di operare una diagnostica continuamente aggiornata sulle vulnerabilità principali in relazione al cambiamento climatico, con una strategia crittografata e un programma d’azione dotato di dispositivi di tracciamento, localizzazione e valutazione.

I documenti di pianificazione sono le leve al servizio della comunità per potersi adattare e per sviluppare l’attitudine a rinnovarsi continuamente. I piani devono anticipare, riflettere e definire collettivamente le soluzioni prossime ai bisogni e ai cambiamenti a venire, in modo da permettere la diminuzione delle fragilità dei territori o almeno limitarne gli impatti.

L’adattamento passa attraverso molti domini, tra cui la rinaturazione, le infrastrutture, la gestione dell’acqua, l’economia sociale, l’agricoltura e l’abitare: la strategia risiede nella coerenza dell’insieme delle azioni individuate, per definire quelle che porteranno una maggiore leva al cambiamento, con cui sarà possibile migliorare la prevenzione e gestire meglio le risorse. Questa politica ha certamente un costo importante; ma lo ha anche quella dell’inazione, che determina la riparazione dei danni che, per quanto riguarda ad esempio i rischi d’inondazioni, siccità e aumento del livello del mare, potranno aumentare anche del 50% da qui al 2050 (cerema.fr).

Insomma, i progetti hanno un esito che deve essere anticipato e interconnesso al territorio fisico e sociale, monitorando la velocità del cambiamento climatico in funzione di quella delle nostre azioni. Conoscere e interpretare questi valori essenziali implica capire la globalità del problema: la sostenibilità è un lusso che dobbiamo meritare.

 

Immagine di copertina: Lucia Krasovec-Lucas, particolare dalla serie “Lost”, dedicata a Trieste (penna e acquarello su carta)

 

Autore

Architetta, PhD e Post PhD in architettura e città moderna, ha insegnato in università nazionali e internazionali, pubblicando monografie e articoli. Già presidente di AIDIA-Italia, ispettore onorario MIBACT e presidente IN/Arch Triveneto, è esperta di analisi e valorizzazione strategica di ambiti urbani e del paesaggio. Consulente per amministrazioni pubbliche e centri di ricerca nazionali e internazionali, tra cui CNR e IMONT, ha ricevuto la Medaglia e il Diploma di benemerenza dal Ministro degli Interni per attività di supporto tecnico, e la Medaglia del Presidente della Repubblica per l’ideazione e organizzazione della serie di convegni "Immagine della città". Organizza e promuove incontri sulle questioni urbane e i temi connessi alla comunità, sostenendo che la rigenerazione urbana deve essere prioritariamente umana

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