La forma dell’acqua

Siamo tutti degli aquariï, portatori e sorveglianti dell’acqua all’interno di un organismo unico che ruota nello spazio, di cui dovremmo essere messaggeri responsabili

 

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Published 16 marzo 2022 – © riproduzione riservata

Dante confina Ulisse nell’ottava bolgia dell’ottavo cerchio dell’Inferno, per il suo ateismo, per aver decretato la morte ai suoi compagni, per l’assenza di sentimenti umani e voglia di conoscenza. Il Poeta contribuisce così a rafforzare il mito di Ulisse, che ha travalicato i secoli tramite le sue virtù: la conoscenza e la saggezza acquisite nel suo viaggio divennero il simbolo del senso di essere viventi, di quella humanitas che identifica il profondo desiderio del conoscere per riparare anche a costo di ritardare il nostos, il ritorno in patria.

 

Quanta conoscenza abbiamo del mondo che viviamo?

Di una cosa dovremmo essere certi: siamo responsabili della qualità e disponibilità dell’acqua, liquido essenziale per coltivare la madre terra e noi stessi, dalla cui esistenza dipendiamo totalmente. L’acqua non è solo l’elemento di cui ci nutriamo materialmente, seppure prioritario, ma è anche ciò che ci unisce in un’unica origine e obiettivo con tutto ciò che esiste sul nostro pianeta, dagli alberi alle rocce, dagli animali ai fiori e alle sconosciute profondità terrestri e celesti. L’acqua ci rende uguali nelle proporzioni e nel funzionamento: il 70% della superficie terrestre è acqua, il 70% del peso del corpo umano è acqua, e lo stesso vale per un pesce, una rana un insetto, una foglia d’insalata o un sasso.

 

La memoria dell’acqua

Ma c’è di più. Alla fine degli anni ottanta, l’immunologo Jacques Benveniste ha intuito la memoria dell’acqua coinvolgendo nelle sue ricerche studiosi di fama come il Premio Nobel Luc Montagnier, il biofisico Frantz Albert Popp e molti altri. I risultati dei primi esperimenti dimostrarono che l’acqua è capace di mantenere una memoria, intesa come informazione delle sostanze disciolte o diluite in essa.

L’idea che l’acqua potesse organizzarsi in domini di coerenza, con la dimensione di nanostrutture e in grado di autorigenerarsi e mantenersi con l’emissione di onde elettromagnetiche, portò alla constatazione che l’acqua fosse in grado di memorizzare le informazioni ricevute dai soluti con i quali entrava a contatto, aggregandoli in gruppi di molecole chiamate biocluster, con cui avviene un continuo scambio d’informazioni.

Fu lo scienziato Masaru Emoto a stabilire il legame indissolubile tra acqua e umanità, attraverso una memoria in grado di rilevare la vibrazione di qualunque energia, che la cultura giapponese definisce “Hado”, parola che significa “cresta dell’onda”. Una grande energia, invisibile, che rappresenta tutto il pianeta: Hado è la particella microscopica che accompagna ogni goccia dell’acqua terrestre e le forze che ne governano il moto, ma incarna anche l’energia di un gesto e di una emozione, memoria di ciò che eravamo e di ciò che saremo.

 

L’acqua influisce sulla coscienza umana?

L’energia che viene sprigionata dalla parola accompagna i sentimenti e diventa poesia e preghiera. Il cantico Laudato sì, mì Signore guida l’Enciclica di Papa Francesco, scritta nel 2015 per la cura della Casa Comune, dove “la questione dell’acqua” assume un ruolo cruciale in quanto patrimonio dell’umanità. E fu nel 1998, ben prima di Agenda 2030, che a Lisbona venne scritto il Manifesto dell’acqua per sancire il diritto alla vita, non solo in quanto preoccupazione di non avere abbastanza acqua a disposizione ma anche come necessità di salvaguardare i nostri territori.

L’acqua compone i nostri paesaggi e i nostri sguardi, la sua ricchezza non sta solo nel placare la sete fisica ma anche quella dello spirito, ci dona l’armonia, accorcia le distanze e conduce alla pace. Dobbiamo quindi pensare all’acqua come a un elemento che ci garantisce il diritto alla vita, che rappresenta e disegna gli spazi del nostro abitare, gli equilibri relazionali e la nostra sicurezza. L’acqua è un bene prezioso, sacro, lo strumento di costruzione di quella coscienza che abbiamo perduto e che dobbiamo ritrovare prima che sia troppo tardi. Dall’acqua nasce l’anima, scrisse Eraclito, e dà forma alla nostra vita.

Siamo tutti degli aquariï, portatori e sorveglianti dell’acqua all’interno di un organismo unico che ruota nello spazio, di cui dovremmo essere messaggeri responsabili. E iniziare un viaggio a ritroso, per ritrovare la capacità dei gesti ammirevoli e progettare a qualunque scala pensando all’acqua come materiale primo, cibo da mangiare e da pensare: come Ulisse, tornare in patria e provare a essere umani.

 

Autore

Architetta, PhD e Post PhD in architettura e città moderna, ha insegnato in università nazionali e internazionali, pubblicando monografie e articoli. Già presidente di AIDIA-Italia, ispettore onorario MIBACT e presidente IN/Arch Triveneto, è esperta di analisi e valorizzazione strategica di ambiti urbani e del paesaggio. Consulente per amministrazioni pubbliche e centri di ricerca nazionali e internazionali, tra cui CNR e IMONT, ha ricevuto la Medaglia e il Diploma di benemerenza dal Ministro degli Interni per attività di supporto tecnico, e la Medaglia del Presidente della Repubblica per l’ideazione e organizzazione della serie di convegni "Immagine della città". Organizza e promuove incontri sulle questioni urbane e i temi connessi alla comunità, sostenendo che la rigenerazione urbana deve essere prioritariamente umana

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