INU: verso il XXXI Congresso

In vista dell’appuntamento di Bologna, previsto a novembre, molti sono i temi al centro del dibattito: consumo di suolo, tutela dell’ambiente, ecosistema e beni culturali, livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali e civili

 

Published 19 maggio 2022 – © riproduzione riservata

Pur in un quadro caratterizzato dagli effetti della pandemia e dalla improvvisa esplosione del conflitto russo-ucraino, sembrano emergere ormai da tempo alcune importanti modificazioni che riguardano più da vicino il nostro Paese, e che sembrano destinate ad incidere in profondità nel sistema economico e sociale, e nella stessa organizzazione delle città.

 

Stato-Regioni, l’impatto delle misure anti-Covid

Per quanto riguarda, ad esempio, le politiche pubbliche e l’assetto amministrativo, le misure anti-Covid adottate dallo Stato italiano a partire dagli ultimi mesi del 2019 hanno interessato un assetto istituzionale che era da tempo al centro di un disegno di regionalismo differenziato che puntava ad assegnare alle Regioni una maggiore autonomia. Un progetto, quest’ultimo, che è stato rapidamente accantonato, e che a solo un anno di distanza ha visto molte Regioni rinunciare ad esercitare pienamente i propri poteri, aspettando che fosse lo Stato a mettere in atto provvedimenti limitativi delle libertà individuali e di impresa che si preannunciavano molto impopolari. Le misure sanitarie adottate per limitare il contagio e, al tempo stesso, i 222 miliardi che l’Italia si apprestava a spendere nei cinque anni successivi hanno dunque impresso una spinta di segno opposto, che innescherà un complessivo riassetto nella distribuzione dei poteri e nella dislocazione dei principali centri di spesa.

A fronte di questo improvviso accantonamento del modello dello Stato minimo che aveva dominato la lunga fase neoliberista, si può infatti prevedere che la complessità dei progetti che dovranno essere messi in cantiere per l’attuazione del PNRR richiederà un risoluto cambio di rotta almeno per quanto riguarda il potenziamento delle infrastrutture, la digitalizzazione della pubblica amministrazione, la transizione ecologica e l’economia circolare.

È molto probabile che la marcata accelerazione dei processi attuativi che dovrà essere assicurata, il carattere sperimentale di alcuni interventi prioritari e la scala sovra-regionale che converrà impiegare in particolare per la realizzazione di alcune grandi opere non potranno fare a meno di introdurre un nuovo equilibrio nei rapporti tra settore pubblico e privato, e tra centro e periferia, con effetti di particolare rilievo non solo per il sistema economico e sociale, ma più in generale per lo stesso assetto del territorio.

In relazione a questi prevedibili cambiamenti, e alla necessità di innovare tanto la materia che regola l’esercizio delle competenze concorrenti tra lo Stato e le Regioni e che aspetta la riscrittura del Titolo V della Costituzione, quanto un sistema di pianificazione ormai obsoleto, condizionato dalla presenza di un impianto normativo che risale al 1942, l’Istituto Nazionale di Urbanistica ha deciso di presentare nel suo prossimo Congresso di Bologna (dal 17 al 19 novembre) un progetto che punta a rilanciare il processo di riforma del governo del territorio.

 

Non solo una proposta di legge di principi

In vista di questo importante appuntamento non intendiamo limitarci alla proposizione di una legge di principi che cerchi di superare l’indeterminatezza implicita nella applicazione del principio di disciplina concorrente al governo del territorio, che ha fatto sì che lo Stato e le Regioni competessero sovente nell’esercizio della potestà legislativa. In attesa che questa complessa materia venga opportunamente riscritta, conviene infatti richiamare l’attenzione delle istituzioni e delle forze politiche su alcune questioni fondamentali, che sono ancora in cerca di definizione, e che dovranno far parte dell’agenda urbana del prossimo decennio.

A partire dal contenimento del consumo di suolo fino alla tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali, o dalla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti sociali e civili alla esplicitazione delle funzioni assegnate a comuni, province e Città metropolitane, è dunque auspicabile che legge di principi e agenda urbana possano contribuire congiuntamente all’avvio di una nuova stagione riformista. Di conseguenza è possibile attendersi una legislazione regionale più solida e coerente, una forma del piano in grado di bilanciare i contenuti regolativi e quelli strategici, lo svolgimento di un’azione di contrasto nei confronti della dissipazione del territorio ed infine la promozione di un diffuso ricorso agli strumenti della rigenerazione urbana.

 

Ricondurre la pianificazione al centro del dibattito pubblico

È peraltro evidente che obiettivi così ambiziosi non potranno essere conseguiti solo grazie all’intervento degli enti di governo e dei principali attori delle trasformazioni urbane. Se vogliamo modificare in profondità il ruolo e le competenze dell’urbanista, è necessario affiancare alla proposta di un nuovo impianto normativo un’iniziativa culturale che contribuisca a irrobustire l’expertise tecnico-scientifico e operativo del planner.

Nella prospettiva indicata è necessario fare in modo che la domanda di nuovi profili tecnico-amministrativi che possiamo aspettarci dalla attuazione del PNRR e dalla transizione ecologica solleciti l’apertura di un nuovo spazio di collaborazione tra le istituzioni della formazione superiore e il mondo articolato dell’associazionismo e degli ordini professionali. È anche insieme a loro che l’INU si propone di ricondurre la pianificazione al centro del dibattito pubblico, e di riscoprire la straordinaria attitudine di questa disciplina a ispirare in egual misura la competenza e la passione civile degli urbanisti.

 

Autore

Presidente dell’INU da luglio 2019, è nato a Campobasso nel 1951 e professore ordinario presso la Scuola di Architettura e Design dell’Università di Camerino, dove è titolare della cattedra di Urbanistica ed è referente del curriculum di Urbanistica del Dottorato di Ricerca in Architettura e Design. In precedenza ha svolto attività di ricerca presso il Centre for Environmental Studies di Londra e il Dipartimento di Pianificazione dell’Università di Roma La Sapienza. Iscrittosi all’INU subito dopo la laurea, è stato Presidente dell’INU Lazio dal 1997 al 2006 e membro della Giunta Esecutiva dell’Istituto dal 2007 al 2011. L’attività svolta in campo urbanistico come ricercatore e docente ha riguardato una pluralità di tematiche generali e di questioni specifiche, che spaziano dalle trasformazioni delle metropoli europee alla evoluzione degli strumenti della pianificazione strategica, e dalle prospettive di applicazione della rigenerazione urbana allo studio dei fenomeni socio – economici e spaziali associati all’aumento della polarizzazione della ricchezza. In qualità di consulente di pubbliche amministrazioni ha lavorato tra l’altro al nuovo Prg di Roma e ha coordinato i gruppi di progettazione del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico di Siena e del Piano Strategico della Provincia di Teramo. Membro del Comitato Scientifico di Urbanistica, è autore o coautore di numerose monografie – tra cui La metropoli e il piano (1990), La pianificazione del territorio (2003), Fondamenti di governo del territorio (2009) e La rigenerazione urbana alla prova (2015) – e ha pubblicato oltre 200 saggi ed articoli in volumi e riviste scientifiche italiane e straniere.

Related Posts

La diffusione dei sistemi informativi territoriali, l’evoluzione delle forme della partecipazione e...

Il 16 luglio “Semplificazione e governo del territorio. La pianificazione territoriale e...

Con un workshop, si conclude il progetto europeo partecipato da INU

Leave a Reply