Il PNRR e i nodi della pianificazione

Pianificazione strategica, efficienza e coordinamento sono indispensabili nella gestione dei bandi collegati all’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza

 

Published 15 febbraio 2022 – © riproduzione riservata

Se nella prima lettura del PNRR poteva apparire del tutto espunto il tema urbanistico, adesso, nell’avvio della sua attuazione, si moltiplicano misure ed investimenti evidentemente coinvolgenti almeno la riutilizzazione se non la vera e propria ristrutturazione degli spazi e delle strutture di città e borghi.

Scade il 15 marzo il bando per i Progetti locali per la Rigenerazione culturale e sociale. La dotazione finanziaria complessiva di 580 milioni è finalizzata a integrare gli obiettivi di tutela del patrimonio culturale con le esigenze di rivitalizzazione sociale ed economica, di rilancio occupazionale e di contrasto dello spopolamento.

Il primo bando, con una dotazione di 380 milioni, intende realizzare progetti almeno in 229 borghi storici, mentre gli ulteriori 200 milioni saranno gestiti dal MIC per sostenere le imprese che svolgono attività culturali, commerciali, agroalimentari e artigianali nei medesimi comuni finanziati con i Progetti locali.

Contemporaneamente è aperto il bando per la rigenerazione urbana nella linea parallela dedicata esclusivamente ai comuni con popolazione inferiore a 15.000 abitanti con scadenza il 31 marzo. Anche qui leggiamo i contenuti:

  • manutenzione per il riuso e rifunzionalizzazione di aree pubbliche e di strutture edilizie esistenti pubbliche per finalità d’interesse pubblico, anche compresa la demolizione di opere abusive realizzate da privati in assenza o totale difformità dal permesso di costruire e la sistemazione delle pertinenti aree
  • miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale, anche mediante interventi di ristrutturazione edilizia d’immobili pubblici, con particolare riferimento allo sviluppo dei servizi sociali e culturali, educativi e didattici, ovvero alla promozione delle attività culturali e sportive
  • mobilità sostenibile

Difficile nascondere il carattere urbanistico.

 

Le città metropolitane e i PUI

A loro volta, le città metropolitane sono in corsa per i Piani Urbani Integrati (PUI), investimento 2.2 della misura 5C2 del PNRR per un importo complessivo di 2.703.790.000 di euro. Il loro scopo è di riqualificare le periferie metropolitane secondo la direzione che, come tutta la filosofia della transizione, coniughi la sostenibilità ambientale ed energetica con l’equità sociale.

La necessità della rapidità della spesa, a fronte della sfiducia comprovata nella scarsa efficienza delle amministrazioni, tradizionalmente ha afflitto le politiche territoriali ma, adesso, è diventato una specie di incubo con la mania della fattibilità, disposto a sacrificare ogni esigenza di qualità. Sotto questa pressione la divaricazione tra gli enti avviene in maniera ancora più drastica. Si nota come quelli con risorse maggiori sono in grado di gestire con sicurezza il procedimento, ma anche di orientarlo nella direzione più proficua per i territori amministrati.

Ad esempio, la città metropolitana di Milano ha, come diverse altre, affidato ai comuni il compito di avanzare proposte, ma ha anche indicato, nell’ambito delle finalità nazionali, alcune strategie previste nei propri piani, indirizzando questi investimenti a concorrere, con altri interventi, verso le finalità scelte dal governo locale. Nella fretta, al contrario, nella maggior parte dei casi, pare che ad essere sacrificato sia il coordinamento, sacrificio ancora più dannoso quando quest’ultimo assume la qualità di strategia di sviluppo sostenibile.

Qui un ruolo dirompente lo eserciterà il DNSH (Do No Significant Harm), abbastanza sconosciuto come ogni novità appena introdotta, ma il cui ruolo di misura del programma verso gli obiettivi ambientali è determinante nel rapporto con l’UE. Rimandare la valutazione può rappresentare una pericolosa bomba ad orologeria.

 

Il convegno

L’INU Campania si propone di mettere in guardia tutti gli operatori su questi due punti: pianificazione strategica e valutazione. A dimostrazione che il piano non sia una perdita di tempo, ma, al contrario, possa rappresentare uno strumento di semplificazione efficiente ribadisce la proposta di Piano integrato d’area. Se ne parlerà in un convegno, online e in presenza, il 17 febbraio.

 

Autore

Già professore ordinario di urbanistica del DiArc dell’Università Federico II di Napoli, ha coordinato il corso di Pianificazione Territoriale Urbanistica e Paesaggistico-Ambientale e il master in Urbanistica forense. È stato direttore del Dipartimento di Urbanistica. È segretario generale dell’INU. È stato membro fondatore della Società italiana degli urbanisti e vicepresidente di Metrex, membro dell’Association of European Schools of Planning. È stato assessore all’urbanistica nella Provincia di Napoli, nel Comune di Caserta e di Afragola. Ricerca sulla pianificazione strategica, teoria della pianificazione, aree metropolitane, sostenibilità ambientale con 12 monografie, 27 curatele, 153 contribuzioni e 127 articoli. Dirige la collana Accademia di INU Edizioni. È consulente di diversi enti locali.

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