Conversione ecologica dei territori: conoscere, rigenerare, facilitare

In vista di COP-26 a Glasgow, un appello lanciato da “Le Carré Bleu” per conoscere e pianificare un futuro diverso

 

Published 17 agosto 2021 – © riproduzione riservata

Anche in questi giorni siamo stati sommersi da immagini di catastrofi dovute ad inediti fenomeni climatici: questa volta non riguardano territori dove prevale l’abusivismo, ma contesti dove tutto è regolamentato. È allora evidente che le regole che hanno generato questi habitat non sono adeguate, sono inadatte al futuro: richiedono di essere ripensate. La frequenza di fenomeni estremi accelera, ne si ignorano gli esiti, ma si sa della riduzione delle biodiversità e dell’estinzione di molte forme di vita. Certo una parte importante di queste azioni ha scala planetaria, ma anche le resistenze sono planetarie.

Il processo internazionale va avanti, ma troppo lentamente nelle Conferenze delle Parti. COP-21 – l’Accordo di Parigi – sembrava una svolta. Il G20 di Napoli è stato certo un passo avanti, ma due punti importanti ancora dividono. COP-26 si terrà a Glasgow a novembre.

Benché abbiano scala diversa, anche altre questioni non meno importanti – quelle che riguardano le continue trasformazioni degli ambienti di vita – vanno affrontate prescindendo da confini, idiomi o limiti amministrativi. Un fiume non sa di percorrere territori diversi, non lo sa il vento, non lo sanno gli uccelli né i virus. Per rigenerare e costruire sono urgenti nuovi criteri e principi condivisi.

L’obiettivo della conversione ecologica ridisegna le priorità: un rapporto distruttivo con la natura minaccia alla base tutte le forme di vita e spinge quindi innanzitutto a porre fine all’era dell’ignoranza ingiustificata; impone forme di conoscenza integrata decisamente più evolute e apparati normativi agili, mai settoriali.

Le ottiche di settore sono prime responsabili dei drammi attuali. Per liberarsene, le norme andrebbero sovvertite rispetto all’attuale modello dominante di previsione e controllo, per introdurre sistemi regolativi prestazionali condivisi, dei quali si comprende la ratio e la si considera esigenza comune per una società che vuole affrontare la questione ecologica in termini efficaci e complessi.

Educare all’ecologia, nel senso di sistema interconnesso “ambiente e civiltà umana”, alla qualità degli ambienti di vita è obiettivo necessario: sin dalla scuola primaria occorre evidenziare l’intima connessione fra qualità dell’aria, decarbonizzazione delle città, nuovi requisiti dell’abitare, socialità, benessere, economia.

Architettura è politica: rigenerare gli attuali ambienti della vita impone visione visionaria, nuove mentalità, impegno per la cura della casa comune, abbandono degli egoismi, mitigazione delle diseguaglianze. Abbandonare quanto sembrava normalità implica rinunce e costi. Lo potranno fare comunità convinte delle conseguenze sulla vita di tutti giorni prodotte da costruito e non-costruito di elevata qualità ecologica e ambientale. Quest’ottica è anche premessa di equità sociale ed è – pur se limitato – un buon contributo all’immensa questione ambientale.

  • Le Carré Bleu, feuille internationale d’architecture
  • Fondazione Italiana per la bioarchitettura e l’antropizzazione sostenibile dell’Ambiente
  • Università La Sapienza Roma – Prorettorato alla Sostenibilità
  • CNAPPC – Consiglio Nazionale degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori
  • IN-Arch Istituto Nazionale di Architettura
  • Alleanza per il Clima
  • AzzeroCO2
  • Legambiente
  • Italian Institute for the Future
  • Civilizzare l’Urbano ETS

fondono esperienze ed energie e delineano un sintetico articolato propositivo indicando strumenti di conoscenza e di pianificazione idonei a contribuire al diverso futuro.

 

Linee del rigenerare/articolazioni della conoscenza e fine dell’ignoranza ingiustificata

Conoscere

La crisi ecologica si manifesta con eventi catastrofici, è sostenuta dal funzionamento quotidiano delle società industrializzate, genera cambiamenti climatici e riduzione della biodiversità. Per ragioni sistemiche crescono le situazioni d’incertezza e imprevedibilità proprio a causa della semplificazione della biosfera e la creazione di squilibri causa riduzione della complessità e interconnettività.

Implementando Google [Microsoft, Apple o IGM in Italia] è possibile la rappresentazione simultanea – su layer distinti – di tutte le informazioni che riguardano i territori adeguandola man mano che si evolvono: aspetti geologici, idrogeologici, microzonazione sismica, vegetazioni, paesaggi, limiti, vincoli e via dicendo. Su questa base sarà possibile riportare anche quanto via via riguarda le decisioni assunte relative a pianificazione e futuro del territorio.

Rendere queste informazioni agevolmente consultabili da chiunque, non solo le riporta a congruenza, non solo limita errori, non solo facilita la formulazione e l’esame di alternative: soprattutto velocizza procedure e decisioni.

Oggi abita in aree a rischio più del 20% degli europei: occorre evitarne incrementi e programmare processi di delocalizzazione.

 

Rigenerare

Rifuggendo ogni ottica settoriale, gli attuali apparati normativi vanno convertiti in raccomandazioni: debbono favorire il ricorso a materiali CO2 free, a ricicli, a sistemi zero emissioni CO2. Nello stesso tempo possono suggerire best practices; evitare consumo di suolo (in Italia 7% del totale, quasi il doppio che in Europa), assicurare massima permeabilità, densità, compattezza e intrecci funzionali nel costruito, flessibilità costruttiva, riciclo dei materiali, ciclo dell’acqua, compresenze vegetali.

Per decenni gli impianti tecnologici hanno contribuito a mitigare errori di concezione nei progetti e il mito della tecnologia ha reso fiduciosi della possibilità di spostare il corso di un fiume, di costruire su un terreno franoso, di far fronte a forze della natura. Queste ormai hanno abbandonato le serie storiche che nei secoli hanno consentito di misurarle e farvi fronte: mostrano ormai inedite irruenze e imprevedibili fattori moltiplicativi.

La fiducia nella tecnologia sta spingendo, inoltre, verso azzardate proposte di geoingegneria, in cui il contrasto ai cambiamenti climatici è affidato a ciclopici progetti in atmosfera o nello spazio, ignorando oltre settant’anni di studi sulla complessità della biosfera e l’impossibilità di prevedere le conseguenze di lungo termine dell’invasività tecnologica di larga scala sul sistema planetario.

Le tecnologie aiutano a indagare, conoscere, monitorare, innestare simulazioni e previsioni, velocizzare l’informazione, mettere in immediata relazione fenomeni diversi e così via.

Case passive, principi nZEB e logiche della “città dei pochi minuti” limitano la domanda di energia e facilitano il ricorso a fonti rinnovabili.

Si tratta allora di fondere quanto fin qui separato: pianificazione, edilizia, aspetti sociali ed economici.

 

Facilitare

Compete alla politica sviluppare ottiche transgenerazionali e agire con visione sistemica e non settoriale: quindi innestare criteri di finanziamento e inserire obiettivi di recupero e misure ecologiche nelle disposizioni urbanistiche ed edilizie.

Ogni comunità deve dotarsi di spazi di vario livello ove raccogliere documenti del suo passato, rappresentazioni del presente, simulazioni delle alternative sul suo futuro. Anche così il trasformare potrà avvalersi di procedure di partecipazione civica supportata da esperti. Gli esperimenti condotti su piccola scala a livello internazionale attraverso l’impiego di metodologie partecipative di anticipazione (come i Future Workshop o il metodo dei Tre Orizzonti) hanno dimostrato che le comunità diventano più consapevoli del loro futuro se possono discuterlo e determinarlo collettivamente.

Il carattere della crisi ecologica e l’urgenza di cambiare modi di costruire e abitare, di avvalersi di energie rinnovabili, di intervenire su comportamenti e mobilità richiedono il coinvolgimento di una grande varietà di attori. Con responsabilità diverse, risorse diverse, competenze diverse e ampi spazi per poter elaborare e discutere i percorsi di conversione ecologica in un processo partecipativo e co-produttivo.

L’habitat partecipativo rende gli abitanti consapevoli della necessità di rispettare il loro ambiente umano e naturale, li incoraggia a usare tecniche di costruzione “frugali”, a sostituire l’euforia della velocità con le gioie del giardinaggio e a sostituire l’individualismo consumista con la solidarietà, l’aiuto reciproco dei vicini e il gusto per i prodotti locali e naturali.

L’articolazione nel tempo degli obiettivi, dei programmi e degli strumenti, va verificata con cadenza almeno biennale.

 

La burocrazia può essere considerata come una patologia amministrativa dove l’eccessivo accentramento, l’eccessiva gerarchia, l’eccessiva formalizzazione delle procedure tolgono ogni iniziativa, ogni senso di responsabilità a coloro che possono solo obbedire, mentre l’eccessiva specializzazione isola ogni agente nel suo comportamento… senza incoraggiarlo ad esercitare la sua intelligenza… La burocrazia… racchiude. La responsabilità personale in un piccolo settore inibisce la responsabilità personale di ciascuno verso il tutto di cui fa parte. In effetti, la burocrazia genera irresponsabilità, inerzia e disinteresse al di fuori del settore compartimentato in cui ciascuno lavora”.

(Edgard Morin)

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