Premi IN/Architettura Puglia e Basilicata: alleanze coast to coast

 

Con l’edizione 2020 l’architettura diviene occasione per celebrare quattro alleanze

 

In primis l’alleanza tra progettisti, costruttori e committenti: da sempre una peculiarità del premio IN/Architettura, che riconosce non solo all’architetto, ma anche a tutte le forze in gioco nei processi di trasformazione urbana e architettonica, una responsabilità civile che impone di perseguire risultati di valore sia sul piano estetico e formale sia su quello costruttivo e sociale. Un’alleanza sempre più necessaria tra figure chiamate ad assumere nuovi compiti di natura culturale, ciascuna interagendo con l’altra e interpretando il proprio ruolo come strumento sociale.

Una seconda importante alleanza è quella disciplinare tra architetti e ingegneri; un’unione sempre più salda e necessaria, sancita dalla giuria con l’assegnazione dei premi alla carriera all’architetto pugliese Angelo Ambrosi e all’ingegnere lucano Piergiorgio Corazza, entrambi protagonisti, con le proprie specificità e competenze professionali, di uno sviluppo qualitativo dell’architettura e della città.

Dai premi IN/Architettura emerge anche un’alleanza generazionale, data dalla compresenza di generazioni differenti, di progettisti neolaureati e di professionisti affermati, di allievi e maestri; in alcuni casi in collaborazione, in altri in competizione, a dimostrazione di come nella pratica del progetto le distanze generazionali non rappresentino un limite ma un valore, dove il patrimonio delle idee prodotto dall’immaginazione giovanile necessita del continuo confronto e dell’apporto concreto dell’esperienza pratica e consolidata dei maestri, seguendo il principio secondo cui l’innovazione va costruita attingendo dalla tradizione.

Significativa è infine l’alleanza tra Puglia e Basilicata, due regioni limitrofe che, seppur contrassegnate da differenze morfologiche, culturali e paesaggistiche, esprimono un’identica vocazione alla ricerca delle qualità dell’architettura, spesso coinvolgendo medesimi progettisti e influenzandosi reciprocamente.

Ne è prova la presenza, in entrambe le regioni, di alcuni dei capolavori prodotti in Italia nel secondo Novecento: per la Basilicata, il ponte sul Basento di Sergio Musmeci a Potenza (1971-75), il Borgo La Martella di Ludovico Quaroni (1952-54) e il complesso di piazza Mulino di Carlo Aymonino (1988) a Matera; per la Puglia, la concattedrale di Gio Ponti a Taranto (1967-70), il cimitero di Parabita di Alessandro Anselmi e Paola Chiatante (1967-82), casa Miggiano a Otranto di Umberto Riva (1991-96). Opere – solo per citarne alcune – che si pongono come modelli di sintesi tra teoria, storia e progetto, sintomatici di ricerche autoriali che travalicano stilemi retorici e regionalistici, per farsi riferimento della contemporaneità.

In entrambe le regioni, come dimostrano anche gli esiti del premio IN/Architettura, sono intervenuti progettisti che hanno saputo restituire dignità tanto al progetto di architettura quanto ai luoghi. Progettisti capaci non solo di porsi in ascolto del territorio, interpretando in modo sapiente gli elementi tipologici, architettonici, formali, culturali e materici, ma anche di esaltare una qualità del progetto che trova il proprio punto di forza e il principale riferimento nella più ampia dimensione mediterranea.

Ne sono esempio i progetti vincitori delle varie categorie, selezionati dalla giuria di esperti indicata dal direttivo di IN/Arch Puglia e dal suo presidente Mauro La Notte, composta da professionisti, accademici, imprenditori e presieduta dal segretario generale Francesco Orofino.

Le opere che si sono aggiudicate il “Premio giovani progettisti”, seppur tra loro diverse, sono accomunate dalla medesima sensibilità: le residenze temporanee al Cappuccino vecchio a Matera di Massimo Acito – studio OSA Architettura e Paesaggio, un intervento sapiente, di grande concretezza spaziale, formale e sociale che risolve il tema tipologico dell’alloggio temporaneo all’interno di una struttura di accoglienza con estrema chiarezza compositiva e funzionale; il complesso rurale Torre Cappa a Putignano di Hilde Grazia Teresita e Luigi Dragone, dove il dialogo tra ampliamento e preesistenza trova una perfetta sintesi nell’uso dei materiali, nel recupero delle tecniche costruttive, nel rievocare le forme della tradizione; e ancora villa Camilla a Castrignano del Capo di Valentina Marta Rubrichi e Fabiano Spano, dove il linguaggio contemporaneo si lega con armonia al paesaggio degli ulivi secolari, dei muretti a secco e della macchia mediterranea. Premiata nella stessa categoria anche la biblio-cabina il Riccio dello studio Profferlo Architecture (Giuseppe Resta e Fabiana Dicuonzo), un piccolo oggetto, realizzato a Gioia del Colle, sotteso tra architettura e design, tra valore estetico e sociale.

Hanno poi conseguito il “Premio nuova costruzione” (per la categoria costi di realizzazione superiori a cinque milioni) opere di pregio come il complesso di alloggi sociali in viale Giulini a Barletta, dello studio Alvisi Kirimoto + Partners, una raffinata proposta sul difficile tema del social housing, e il complesso residenziale e commerciale in via Dante di Luigi Acito, un intervento alle porte di Matera che assume i connotati di elegante edificio urbano perfettamente integrato con il contesto.

Per gli interventi di nuova costruzione (entro i cinque milioni) è stata premiata Torre bianca di Lorenzo Grifantini, dove l’inserimento dell’opera all’interno del tessuto storico di Gagliano del Capo afferma una reciproca valorizzazione tra intervento e contesto; nella stessa categoria è stata riservata una menzione speciale allo studio di Lorenzo Netti e Gloria Valente per l’edificio residenziale Omodeo 57 a Bari, elemento ordinatore nel variegato contesto in cui si colloca.

Nella sezione “Riqualificazione edilizia” è stata premiata per la Puglia la casa a Bitritto di Pierpaolo Moramarco e Stella Ventrella, edificio eufonico in grado di riqualificare l’intero contesto urbano; mentre per la Basilicata il ristorante “Oi Marì” a Matera di Alfredo e Marina Manca, proposta di recupero e valorizzazione di uno spazio ipogeo attraverso interventi misurati, essenziali e rispettosi della storicità del luogo.

In questa categoria hanno meritato una menzione speciale: il borgo Canonica a Cisternino dello studio Fiore e Venezia Architects, che restituisce un’importante porzione del paesaggio rurale pugliese attraverso un progetto orientato al rispetto della tradizione, e il restauro del Teatro comunale di Putignano dello studio SMN Architetti, un esempio coraggioso di redenzione dell’esistente.

Infine sono stati premiati per la categoria “Rigenerazione urbana” la riqualificazione del lungomare di Giovinazzo, a opera di Michele Sgobba e Mario Ferrari (per la Puglia), e il ponte del Parco fluviale del Basento di Mauro Saito, entrambi interventi che restituiscono importanti ruoli e funzioni allo spazio pubblico.

E ancora, l’assegnazione del premio alla memoria all’architetto Onofrio Mangini, protagonista nel secondo ’900 di esperienze di grande qualità e testimone di quella raffinata cultura progettuale che il premio IN/Arch da quasi sessant’anni promuove in Italia, contribuendo sensibilmente alla crescita del dibattito sull’architettura e sulla città contemporanea.

 

Immagine di copertina: © Vincenzo D’Alba

 

Elenco completo dei premiati

 

Autore

Ingegnere e dottore di ricerca in “Architecture and Urban Phenomenology”. Docente a contratto di “Storia del Paesaggio” (Università della Basilicata) e di “Storia dell’Architettura contemporanea” (Università di San Marino). Dal 2015 è Presidente della Fondazione Gianfranco Dioguardi, ente con cui ha collaborato all’istituzione della SUM City School of Urban Management (Università di Bari). Dal 2011 è direttore creativo di Kiasmo. È autore di monografie, articoli e saggi dedicati principalmente al rapporto tra arte, architettura, design, fotografia, cinema, paesaggio e urbanistica. Ha fatto parte del Centro Studi della rivista Domus.

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