Efficientamento: è possibile innovare senza stravolgere il patrimonio autoriale?

Per il 2022 la Legge di bilancio ha confermato i bonus edilizi, sebbene rimodulati, riaccendendo il dibattito sulla conservazione delle opere di pregio

 

Published 8 febbraio 2022 – © riproduzione riservata

La Legge di bilancio 2022 conferma i bonus edilizi, con alcuni correttivi che rimodulano agevolazioni fiscali e scadenze previste dal decreto del 2021. Confermato e prorogato il Superbonus 110%, altra sorte è riservata al Bonus facciate che passa dal 90 al 60% di detrazione fiscale, con proroga limitata al 31 dicembre di quest’anno (l. n. 234 del 30.12.2021, art.1, comma 39).

Sono passati poco più di due anni dal 16 ottobre 2019, quando, prima della crisi economica generata dalla pandemia, il ministro della Cultura Dario Franceschini annunciava con soddisfazione l’istituzione del Bonus facciate. Con gli “investimenti per il rifacimento delle facciate di palazzi e edifici storici e moderni” s’intendeva “rilanciare la cura degli stabili, la riqualificazione del patrimonio edilizio e il risparmio energetico con effetti immediati sull’occupazione nel settore edilizio, sul decoro urbano e sulle entrate fiscali”. Il bonus consentiva di procedere con interventi mirati e rispettosi anche su quella porzione di patrimonio moderno, in prevalenza di edilizia residenziale, non necessariamente ricadente nei centri storici delle città, di norma già tutelati.

In particolare, il vasto patrimonio costruito tra il 1960 e la fine del Novecento riguarda in gran parte edifici con struttura intelaiata in cemento armato e involucri a elevata trasmittanza termica: un patrimonio degradato, obsoleto e particolarmente energivoro. In quest’ambito rientrano condomini e quartieri residenziali che sono testimonianze uniche della città moderna, troppo “giovani” per essere sottoposti a vincolo d’interesse storico architettonico, e per tipologie costruttive ben al di sotto delle soglie prestazionali previste dall’efficientamento energetico.

 

Ristrutturazioni, un’ondata in crescita con scarsa attenzione al progetto

L’ondata delle ristrutturazioni è sotto i nostri occhi. I costi dei lavori sono saliti alle stelle e la curva della domanda, anche a seguito delle scadenze che si avvicinavano, è cresciuta notevolmente negli ultimi mesi. Non vi è dubbio che, a fronte d’interventi praticamente gratuiti, scarsa è l’attenzione dei condomini alle soluzioni progettuali, che di fatto riguardano azioni di retrofitting, ovvero collocazione di sistemi di rivestimento coibenti, infissi e impianti fotovoltaici che consentono di elevare le prestazioni energetiche fino al raggiungimento delle soglie necessarie per accedere agli incentivi fiscali.

Trattate come interventi di manutenzione, la collocazione di un cappotto termico sulle pareti perimetrali o la sostituzione degli infissi, riguardano scelte progettuali che impattano notevolmente sulla configurazione dell’edificio e sul paesaggio delle periferie. Assenza di tutela e semplificazione delle procedure hanno incentivato l’uso del Superbonus con l’impiego di soluzioni conformi e standardizzate, in assenza di un progetto globale di riqualificazione e restauro.

 

Le architetture a rischio sono tante

Eppure sono tante le architetture a rischio, tra cui il palazzo INA di corso Sempione a Milano, opera di Piero Bottoni tra le più emblematiche della rinascita economica del Paese, importante testimonianza della storia urbana e architettonica moderna della città meneghina [immagine di copertina]. In tal caso, la notizia dell’avvio di uno studio di fattibilità per il Superbonus 110%, ha inevitabilmente destato preoccupazione. Ne sono derivati segnalazioni e appelli per salvaguardare un’architettura “firmata” ma non sottoposta a vincolo d’interesse. Sono scesi in campo per promuovere azioni di tutela l’Archivio Bottoni, il Politecnico di Milano e Docomomo Italia, ed è nato un ampio dibattito sulla stampa e on line a partire dalle sollecitazioni degli stessi abitanti dell’edificio.

A Trieste, stessa preoccupazione c’è stata per il grattacielo ex Saffa di Romano Boico, inserito nella lista regionale del Patrimonio culturale, e per le due case a Torre di Costa e Tamburini, schedata nel Portale nazionale dell’Architettura del secondo Novecento, dove trova posto tra le opere di eccellenza il suddetto edificio INA di Bottoni.

Si tratta di architetture che vedono nei rivestimenti murali soluzioni architettoniche e materiali tipici dell’epoca di costruzione, superfici espressive che andrebbero perse se impacchettate dal cappotto termico, che a regola d’arte dovrebbe essere risvoltato all’interno dei vani finestra e balconi, alterando anche i rapporti proporzionali aperture/chiusure nel registro di facciata.

 

Gli studi e le ricerche

D’altronde, il rischio di una riqualificazione sommaria del patrimonio costruito è avvertita da anni. Si ricordano le posizioni molto chiare assunte da Franz Graf, direttore del TSAM del Politecnico di Losanna, che da anni ricerca nuovi e più aderenti modelli per il progetto di riqualificazione dell’edilizia residenziale del secondo Novecento, per i quali si rende necessaria una conoscenza accurata delle preesistenze.

Nel 2018, Asterios Agkathidis e Rosa Urbano Gutiérrez della Liverpool School of Architecture pubblicarono i risultati di una ricerca sugli esiti di quell’intenso processo di riqualificazione energetica scaturito dalla politica low carbon. L’analisi svolta su 20 torri di edilizia residenziale, confrontava preesistenza e caratteristiche dei nuovi involucri, nonché le eventuali ricadute della riqualificazione sul piano sociale. Documenti grafici e iconografici erano supportati dalle interviste ai progettisti (dell’intervento di efficientamento), ai residenti e ai principali stakeholder. A fronte di una gran parte di casi in cui le informazioni statistiche e analitiche raccolte testimoniavano risposte più o meno soddisfacenti in termini di efficientamento, non altrettanto si riscontrava in merito alla qualità architettonica del progetto.

Nella maggior parte dei casi (come per la Grenfell Tower a Londra, distrutta da un incendio nel 2017), i rivestimenti in pannelli isolanti con superficie in alluminio colorato hanno mascherato i caratteri originari delle architetture connotate da materiali ricorrenti (per esempio klinker e calcestruzzo), tipici delle aree di espansione della città moderna.

 

Un patrimonio autoriale senza tutela

A distanza di qualche anno, in Italia la corsa che le imprese stanno facendo per dare risposta ad una domanda diffusa e straripante (oltre ogni più rosea aspettativa) rischia di creare danni a quel patrimonio autoriale per il quale non esistono norme in grado di tutelarlo. In realtà, il legislatore offre alcune vie d’uscita in caso di conflittualità tra esigenze di conservazione e necessità di efficientamento, adottando un sistema misto d’incentivi, ma la scelta degli interventi di manutenzione straordinaria inseriti nell’elenco è affidata esclusivamente alla competenza di tecnici e alla sensibilità d’imprese e proprietari, questi ultimi non sollecitati a una più attenta sorveglianza in virtù d’interventi a costo zero.

Appelli e iniziative si moltiplicano, accendendo il dibattito tra conservatori e innovatori. Ma sarebbe già possibile innovare senza necessariamente stravolgere l’identità della città del Novecento. L’architettura contemporanea, benché non tutelata, già usufruisce di strumenti scientifici di catalogazione, che l’attuale pratica edilizia è ben lontana dal considerare.

Non mancano inoltre sperimentazioni nel campo di strategie d’intervento (vedi dall’altro il lavoro portato avanti da anni dal citato TSAM) e l’attualità dell’edilizia abitativa invita a dare uno sguardo a quanto su scala europea sta avvenendo e alla possibilità di considerare una molteplicità di approcci in base al contesto specifico. Ma ciò presuppone la volontà di non fermarsi a interventi “di facciata”, riconducendo la “mera” questione manutentiva al progetto, che risulta essere il principale assente.

 

Autore

Architetta, professore associato in Tecnologia dell’Architettura presso il DiARC, Università di Napoli Federico II. Membro del Consiglio scientifico del master ArInt e del Centro interdipartimentale BAP. Svolge attività di ricerca per il settore Design e progettazione tecnologica dell’architettura, con particolare interesse alle tematiche del patrimonio culturale, alla riqualificazione e rigenerazione dei sistemi insediativi e degli edifici. È stata membro eletto del Consiglio direttivo di Docomomo Italia dal 2007 al 2009, incarico che riveste di nuovo dal 2018. Ha pubblicato numerosi contributi scientifici dedicati alla riqualificazione dell’architettura moderna e contemporanea

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