Napoli: il Terminal Circumvesuviana tra eredità, obsolescenze e nuove necessità

Riflessioni sulla riqualificazione della stazione di Porta Nolana, inserita nel progetto di “Napoli Porta Est”

 

Published 21 settembre 2021 – © riproduzione riservata

Terminale nella città delle linee Vesuviane e sede principale dell’Ente Autonomo Volturno, la stazione, realizzata tra il 1972 e il 1975 da Giulio De Luca e Arrigo Marsiglia, si compone di due corpi principali: una torre per uffici e l’edificio viaggiatori. Come per la vicina Stazione centrale delle Ferrovie dello Stato, progetto del 1954 di Bruno Zevi a cui collaborò lo stesso De Luca, è esplicita la dialettica razionalista forma-funzione.

La torre per uffici, incuneata nel complesso isolato urbano, è arretrata e decentrata rispetto al fronte principale della stazione, che si presenta su corso Garibaldi con la lunga copertura aggettante dell’edificio viaggiatori, esempio di brutalismo e apprezzabile sintesi tra ricerca formale e sperimentazione tecnica. L’architettura in cemento a vista, connotata dalla rotazione della struttura portante di 43,5° rispetto alla giacitura della strada, è un riparo, un’architettura civile fatta per accogliere: la pensilina assume assoluta centralità nella composizione dell’opera garantendo un’inedita continuità tra città e spazio della stazione.

Successivamente, in ragione di mutate esigenze, sono stati realizzati spazi di servizio – sul fronte verso i binari – e barriere vetrate scorrevoli tra gli imponenti pilastri a sezione variabile – sul fronte verso corso Garibaldi – che hanno indebolito la percezione spaziale ricercata dai progettisti di attraversabilità trasversale dello sguardo, pur non negando la percezione di apertura e simbiosi con lo spazio urbano.

Nel 2018 lo studio Gnosis si è aggiudicato la gara per la progettazione definitiva ed esecutiva della riqualificazione delle stazioni Porta Nolana e Piazza Garibaldi.

In coerenza con le previsioni del progetto “Napoli Porta Est”, secondo cui il Terminal diverrà unicamente deposito e sede EAV, il progetto di Gnosis interviene sull’edificio viaggiatori rifunzionalizzandolo con nuove connessioni verticali e spazi commerciali e di servizio che sfruttano l’intero interpiano del grande riparo di De Luca e Marsiglia, avendo cura di ripristinare o riproporre in chiave contemporanea alcuni dettagli del progetto originario.

 

Moderno, patrimonio e obsolescenza sono i termini della questione

Nel caso di architetture cariche di significati e valori tali da renderle – ancor prima dell’apposizione del vincolo normativo – un patrimonio da tramandare, quali sono le risposte possibili a un fenomeno d’obsolescenza complesso riconducibile, oltre che a materiali e tecniche costruttive, al rapporto tra forma e funzione, domanda di progetto e opera realizzata e finanche all’archetipo che ne ha informato la genesi?

In un’intervista a Francesco Buonfantino, l’architetto di Gnosis ha richiamato la necessaria consapevolezza del “ruolo pedagogico” del progettista che mediante il progetto svolge una costante e complessa opera di negoziazione, disvelamento e sublimazione dei desideri di committenti e utenti. In questa direzione, una “dimensione gestaltica” e una convergenza tra le diverse scale del progetto sono state necessarie al fine di concepire una “architettura di prossimità” che, per Buonfantino, si concretizza in un’attenzione posta tanto ai rapporti spaziali e alle relazioni fra gli elementi quanto al design del dettaglio “percepito dal fruitore nelle immediate prossimità della sua persona”.

Si ritiene che il Terminal Circumvesuviana costituisca un interessante caso per ragionare su come e quanto il progetto su patrimoni soggetti a fenomeni multidimensionali di obsolescenza possa essere un atto di negoziazione tra eredità e nuove domande di progetto, tra passato e futuro, tra legacy e heritage.

 

Bibliografia
Abramson D. M., Obsolescence: an architectural history, The University of Chicago Press, Chicago 2016

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https://db.ermes-multimedia.it/an1945/index_scheda_iframe.asp?id=124

 

Autore

Nato nel 1993, architetto e dottorando in Architettura presso il DiARC dell'Università degli Studi di Napoli "Federico II”, dove si è laureato con lode con una tesi premiata nell'ambito della VI edizione del “Premio di studio Luca Andreasi”. Ottiene borse di studio per attività di studio e ricerca presso HTWK of Leipzig, Columbia University, Université de Liège, ENSA Paris Malaquais. E' membro di gruppi di ricerca nazionali e internazionali sul paesaggio cimiteriale contemporaneo, sul temporary housing post-disastro e sul concetto di publicness nei complessi di social housing.
E' membro di DoCoMoMo International ed è attivo nella rete internazionale Design Heritage Tourism Landscape e in UNISCAPE

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