Stadio Flaminio a Roma, un altro passo verso la tutela

 

Presentato il Piano di conservazione dell’opera progettata da Pier Luigi e Antonio Nervi

 

ROMA. Il 27 ottobre 2020 è stato presentato in Campidoglio il Piano di conservazione dello stadio Flaminio, realizzato da Pier Luigi e Antonio Nervi assieme al Palazzetto, al Palazzo dello sport e al viadotto di corso Francia per le Olimpiadi del ’60. Significative le parole della sindaca Virginia Raggi: «Il Piano di conservazione era un passaggio fondamentale e propedeutico alla riqualificazione dell’impianto sportivo. Come Amministrazione abbiamo agito in questi anni per porre le basi affinché non solo lo Stadio ma tutta la zona dell’area Flaminio / Villaggio Olimpico possa vedere una rigenerazione urbana in termini di offerta di servizi sportivi, culturali, ricreativi, per favorirne il rilancio e la piena fruibilità da parte della cittadinanza». L’assessore allo Sport, politiche giovanili e grandi eventi cittadini, Daniele Frongia, ha sottolineato che «L’impianto si trovava in un grave stato di abbandono. Abbiamo cercato di dirimere le questioni amministrative in sospeso, i diversi contenziosi in atto e, successivamente, abbiamo effettuato diverse bonifiche oltre alla messa in sicurezza della struttura con un impianto di sorveglianza attiva per evitarne ulteriori atti di vandalismo. Attualmente, grazie anche al Piano di conservazione, siamo ottimisti: stiamo vagliando diverse proposte di partenariato e ci aspettiamo di portare ben presto a nuova vita il capolavoro di Nervi».

Lo studio, che ha comportato anche il vincolo di tutela sull’opera decretato dal MiBACT, è stato condotto dai Dipartimenti di Ingegneria strutturale e geotecnica, di Architettura e progetto e di Storia, disegno e restauro dell’architettura della Sapienza Università di Roma, da DOCOMOMO Italia e dalla Pier Luigi Nervi Project Association, grazie ad un contributo erogato dalla Getty Foundation.

Secondo il professor Francesco Romeo, a capo del progetto di ricerca, «Lo stadio Flaminio, felicemente collocato in un contesto urbano di grande pregio, vanta un’ispirata qualità architettonica e costruttiva e riveste un ruolo storico-sociale unico per la città di Roma e per la nazione. Consapevoli della diversa natura di tali peculiarità, abbiamo declinato il Piano di conservazione secondo un approccio multidisciplinare volto a riconoscere e proteggere il sistema di valori culturali, oggi minacciati, di cui il Flaminio è espressione». Anche Antoine Wilmering, senior officer del programma presso la Getty Foundation, sottolinea l’importanza dello studio: «Lo stadio è un alto esempio della maestria ingegneristica e […] la Fondazione è lieta di aver supportato il suo piano di conservazione attraverso la nostra iniziativa “Keeping It Modern”. È stimolante vedere il sostegno civico che la moderna meraviglia di Nervi ha ricevuto a Roma, e mi congratulo con il gruppo di ricerca per aver completato un piano di prim’ordine per preservare lo stadio per le generazioni a venire».

Infine, Marco Nervi, nipote di Pier Luigi e presidente della Pier Luigi Nervi Project Association, chiarisce il significato dell’iniziativa in termini più generali: «Uno dei motivi, se non il principale, dell’attuale stato di degrado in cui versa lo stadio Flaminio, così come altri edifici italiani di Pier Luigi Nervi (come, a Torino, il Palazzo del lavoro o il Salone delle esposizioni), è la mancanza di procedure esemplari per guidare i progetti di restauro, riuso e soprattutto manutenzione del patrimonio architettonico moderno in Italia. Con il piano di conservazione per il Flaminio abbiamo voluto portare un contributo al rispetto e alla valorizzazione dell’architettura del Novecento nel nostro Paese».

Questa “buona pratica”, condotta di comune accordo dalle amministrazioni competenti e da organismi privati italiani e internazionali, è tanto più significativa se si pensa alla manomissione del Codice dei Beni culturali e del Paesaggio attuata nelle pieghe del Decreto Semplificazione attraverso l’emendamento da molti paradossalmente definito “Sbloccastadi”, e ai rischi che corrono altre importanti strutture, quali lo stadio Franchi a Firenze, dello stesso Nervi, o lo stadio San Siro a Milano.

 

Autore

Nato a Napoli (1948), vi si laurea in Architettura nel 1973. Direttore presso la Soprintendenza BAP di Napoli e provincia dal 1979 al 2013 e Soprintendente reggente nel 2000. Componente del comitato tecnico per il Piano nazionale per gli archivi e l’architettura del Novecento del MiBACT (2001-2013). Membro del comitato scientifico dell’Associazione Dimore Storiche – Campania. Presidente di Do.Co.Mo.Mo. Italia ONLUS. Autore di numerosi restauri e di allestimenti di mostre di architettura e arte. Premio ex-aequo al concorso per progetti pilota per la conservazione dei monumenti tra Paesi membri CEE con il progetto per la chiesa di Sant’Aniello a Caponapoli (1988). Dal 1996, docenze a contratto presso l’Università degli studi di Napoli Federico II, la Seconda Università degli studi di Napoli, l’Università degli studi della Basilicata e l’Università degli studi Suor Orsola Benincasa. Tra le principali pubblicazioni recenti: "L’area metropolitana di Napoli. 50 anni di sogni utopie realtà" (curatela con M. Visone; Napoli 2010); "Maledetti vincoli. La tutela dell’architettura contemporanea", Torino 2012; “Time Frames: Conservation Policies for Twentieth-Century Architectural Heritage (curatela con M. Visone; Londra-New York 2017)

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