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Nel dibattito sul rilancio promosso dall’INU, il sottosegretario Morassut annuncia: «Nel collegato ambientale innovazioni su consumo di suolo e rigenerazione urbana»

 

Nel cosiddetto collegato ambientale, che sarà discusso nelle prossime settimane, ci sarà una parte che riguarderà in maniera specifica le politiche urbane. Lo ha annunciato il sottosegretario all’Ambiente Roberto Morassut nel corso della videoconferenza “Superare l’emergenza e rilanciare il Paese”, organizzata dall’Istituto Nazionale di Urbanistica, incentrata sulla discussione e l’approfondimento del documento di proposte dell’INU per il post – Covid. Oltre a Morassut, sono intervenuti il presidente dell’INU Michele Talia, il portavoce di ASviS e componente del comitato Colao Enrico Giovannini, il sociologo dell’Università Cattolica di Milano Mauro Magatti.

Riguardo al capitolo del collegato ambientale sulle politiche urbane, che dovrà allineare la disponibilità delle risorse europee al conseguimento degli indirizzi strategici del Green New Deal, Morassut ha spiegato che anticiperà «alcuni principi per introdurre innovazioni normative sul tema delle città, in particolare collegando le strategie di contenimento del consumo di suolo a quelle per la rigenerazione urbana. Il criterio fondamentale alla base della proposta sarà l’abbattimento degli oneri per le imprese edilizie per interventi di ristrutturazione urbanistica che abbiano la possibilità di offrire altissime prestazioni», dal punto di vista del rendimento energetico degli impianti e dei materiali, della densificazione degli interventi, dell’offerta di servizi pubblici e locali. Morassut  – sostenendo la prosecuzione di una linea che è iniziata già con i provvedimenti di questi mesi, attraverso il recepimento delle direttive sulle discariche e gli impianti di trattamento di rifiuti, il sismabonus e l’ecobonus, a cui seguono la semplificazione delle procedure per la realizzazione d’impianti di energie rinnovabili (in ambito VIA) e di colonnine elettriche per il trasporto pubblico e privato –  ha anche comunicato l’intenzione d’intervenire sui criteri minimi ambientali e sul ciclo dei rifiuti in edilizia, consentendo il riciclo in loco dei materiali dei scarto, oltre a sollevare altre questioni strategiche da affrontare: la perdita di capacità di progettazione pubblica delle varie articolazioni dello Stato, a cui rimediare con l’immissione di tecnici (architetti, ingegneri, ma anche figure che agiscono da un punto di vista multidisciplinare) e la scarsa capacità di spesa delle regioni.

Tra le questioni richiamate da Morassut, alcune già figurano nel documento di proposte elaborato dall’INU, tra cui la necessità, ha detto il presidente Talia, «di ricostruire l’amministrazione pubblica a partire dal potenziamento delle funzioni istruttorie, di validazione e di monitoraggio – che sarà tanto più necessario quanto più la spesa pubblica tenderà ad aumentare in futuro – e contemporaneamente di lavorare ad una effettiva semplificazione del sistema procedurale e amministrativo». In generale l’INU rileva nel dibattito l’assenza della dimensione territoriale delle politiche pubbliche, laddove «nella nuova fase di rilancio sarà necessario un riferimento continuo agli effetti territoriali delle misure e degli investimenti». Tra le altre sfide e proposte evidenziate dall’INU: la necessità di agire in modo rapido, visto che i prossimi due/tre mesi saranno cruciali per un intero ciclo futuro, e prima che il conflitto sociale si accentui; l’esigenza di coniugare il rilancio economico con il contrasto al cambiamento climatico e agli effetti perversi della polarizzazione sociale; l’esercizio di una politica di prevenzione sia dal punto di vista sanitario che ambientale; l’assunzione di una regia pubblica nel governo delle trasformazioni, da mettere in campo per temi come le infrastrutture, le reti verdi e blu, la tutela del suolo, più in generale a beneficio di un’agenda urbana che può diventare, per importanza delle questioni da affrontare, l’agenda del Paese; una più marcata integrazione tra la valorizzazione delle aree interne e le politiche finalizzate alla ricostruzione e alla ripresa delle regioni appenniniche investita dal terremoto.

Nel suo intervento Giovannini ha sottolineato come, per milioni di persone, «questa crisi è un dramma senza precedenti. Le nuove politiche dovranno essere coerenti con il motto “nessuno sia lasciato indietro” o comunque nessuno ne deve avere percezione, altrimenti il rischio è di un conflitto sociale senza precedenti». Il portavoce di ASviS ritiene che «città e territori diventano cruciali, ma bisogna essere chiari. Occorrono procedimenti più rapidi per la realizzazione di infrastrutture che siano in linea con il Green New Deal». Giovannini ha anche affermato che «il modello tradizionale di governo, e cioè la divisione di compiti tra Stato, regioni e città non funziona più, e non è coerente con l’aspirazione a promuovere un approccio integrato tra città e regioni», sottolineando inoltre che «il modo di disegnare le città deve tenere conto dell’aumento delle diseguaglianze».

Magatti ha infine messo in guardia: «Abbiamo la sensazione che si sia dischiusa una finestra di possibilità, ma se non si apre un nuovo percorso il contraccolpo dal punto di vista economico e sociale sarà violentissimo». Tre le sfide evidenziate dal sociologo: la possibilità, nelle città, di pensare a una rinegoziazione del rapporto tra luoghi di vita e luoghi di lavoro; un potenziamento dell’alta velocità ferroviaria da declinare come opportunità di avere tempi e forme di vita più lenti; la grande questione della sanità e della salute, da affrontare con la consapevolezza che nelle società avanzate le fragilità aumentano, quindi non si eliminano ma necessitano di essere accompagnate e seguite con attenzione.

 

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