Firenze, per lo stadio di Nervi non ripetiamo l’errore fatale del ponte Morandi a Genova

 

Lettera aperta di IN/Arch, AIAPP, ANIAI e DOCOMOMO Italia al ministro della cultura Dario Franceschini e al sindaco di Firenze Dario Nardella

 

Gentile Ministro per i Beni e le attività culturali e per il turismo Dario Franceschini
Gentile Sindaco di Firenze Dario Nardella,

la rinnovata ambizione della Fiorentina a ricoprire un ruolo di primo piano, sulla scena agonistica nazionale e internazionale, non può non rallegrare i fiorentini e tutti gli italiani. Tale ambizione non avrebbe potuto non investire lo stadio Artemio Franchi, storico teatro delle vittorie e delle sconfitte della squadra, divenuto progressivamente inadeguato per tipologia e stato di conservazione. È più che comprensibile, in questo contesto, l’entusiasmo suscitato nella tifoseria fiorentina dall’avvento alla presidenza della Società di Rocco Comisso, intenzionato a investire personalmente per facilitare il superamento di questa grave carenza. Sulle diverse alternative possibili, animatissima è evidentemente la discussione in città.

La costruzione di una nuova struttura, attrezzata di tutti i servizi necessari, in un’area esterna al capoluogo, potrebbe senz’altro contribuire positivamente allo sviluppo della Città metropolitana fiorentina, che come tutte le sorelle giace nel limbo dal 1990: un complesso moderno polifunzionale, servito da un sistema di mobilità pubblica urbano e regionale e ubicato in uno dei comuni della “cintura”, non potrebbe che facilitare il percorso di configurazione di una geografia policentrica della “Grande Firenze”, auspicato da tutti gli strumenti urbanistici approvati, a partire dal Piano Detti.
Tale percorso di decentramento incontra due ostacoli che producono una forte spinta a rimanere al Franchi. Il primo è legato al carattere identitario che uno stadio ubicato nel capoluogo investe per una tifoseria urbana che lo rivendica a gran voce. Il secondo prende di mira la difficoltà che incontrerebbe una città media come Firenze nella ricerca di un uso diverso – e davvero “fattibile” – dello stadio attuale, una volta che fuoriuscisse dal circuito della serie A.

La stessa ipotesi di conservazione e potenziamento del complesso del Franchi, però, presenta non poche criticità: anzitutto il dovere di conservare un manufatto di primaria importanza nella storia dell’architettura e dell’ingegneria italiane. Siamo ancora freschi dall’errore fatale – tanto sul terreno tecnico quanto su quelli culturale e procedurale – di demolire un capolavoro come il viadotto sul Polcevera a Genova, e abbiamo la responsabilità di evitare che la sua ombra si diffonda su altre testimonianze illustri dell’eccellenza italiana nella progettazione infrastrutturale, riconosciuta in tutto il mondo.

Dunque è da scongiurare risolutamente l’ipotesi di abolire o anche solo allentare il vincolo che salvaguarda questo importante manufatto progettato da Pierluigi Nervi, puntando al contrario al suo ripristino dalle molteplici superfetazioni accumulatesi nel corso di quasi un secolo di storia gloriosa e individuando una nuova destinazione compatibile tanto sul terreno architettonico-ambientale, quanto su quello economico-commerciale.

Qualora dovesse invece prevalere l’ipotesi di mantenere lo stadio della Fiorentina nell’area ove sorge il Franchi, può essere senz’altro studiata una soluzione progettuale capace di integrare il “vecchio” stadio, rigorosamente restaurato e ripristinato, all’interno di un complesso edilizio e paesaggistico più ampio, capace di ospitare tutti i servizi necessari a un complesso sportivo contemporaneo. Un percorso ardito e affascinante, che potrebbe essere opportunamente avviato attraverso un concorso internazionale di progettazione aperto, sviluppato in due fasi.

Vi raccomandiamo, Signor Ministro e Signor Sindaco, di affrontare una questione così rilevante e delicata per la città con tutta la serenità necessaria, evitando “colpi di mano” e promuovendo un dibattito ampio fra tutte le istituzioni competenti, coinvolgendovi i molti soggetti che animano la scena culturale e il mondo associativo fiorentini, nonché la cittadinanza. E’ necessario perseguire una difficile ma possibile coniugazione fra la giusta apertura alle necessità del presente e del futuro e la salvaguardia rigorosa dei manufatti di qualità, che testimoniano il percorso di modernizzazione del nostro Paese.

 

Arch. Ugo Carughi, presidente Do.Co.Mo.Mo. Italia
Prof. Alessandro Castagnaro, presidente ANIAI
Arch. Maria Cristina Tullio, presidente AIAPP
Arch. Luca Zevi, vice-presidente IN/ARCH

 

Immagine di copertina: Studio Nervi & Nebbiosi, veduta prospettica della tribuna d’onore dello stadio Berta a Firenze (16 marzo 1930 – ASCFi, Fondo disegni)

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