Premi IN/Architettura 2020, uno sguardo oltre la crisi

 

Il segretario generale di IN/Arch illustra la nuova edizione del prestigioso riconoscimento, istituito nel 1962

 

 

Può avere un senso, in un momento difficile come quello che stiamo vivendo in queste settimane a causa del Coronavirus, promuovere un premio di architettura? Noi crediamo di sì perché siamo convinti che la logica dell’emergenza non debba e non possa paralizzare e travolgere ogni dimensione della vita sociale e culturale del nostro Paese, pur nel rispetto di tutte le logiche di sicurezza messe in campo. A partire da tali convinzioni l’Istituto Nazionale di Architettura e l’ANCE, in collaborazione con Archilovers, hanno avviato i Premi IN/Architettura 2020: per lanciare uno sguardo oltre la crisi, valorizzando le occasioni di architettura di qualità del nostro Paese e offrendo un contributo culturale per il rilancio di tutto il settore delle costruzioni che vive e vivrà, ancora una volta, una fortissima debacle. In questa fase di avvio i Premi richiedono solo azioni da svolgere via web. Grazie ad una piattaforma costruita ad hoc, infatti, progettisti, imprese di costruzioni, committenti possono candidare (entro il 18 maggio) opere realizzate in Italia tra il 2014 e il 2020 sul sito archilovers.com/contests/inarch2020.

Ma cosa sono i Premi In/Architettura 2020? L’iniziativa si colloca nella lunga e prestigiosa tradizione dei Premi IN/Arch che, a partire dalla prima edizione del 1962, hanno rivestito un ruolo di grande importanza nel dibattito architettonico nazionale. I Premi si sono sempre caratterizzati – unici in Italia – per un aspetto particolare: viene premiata l’opera di architettura come esito di un processo che coinvolge tutti i passaggi della filiera produttiva: domanda, esigenze, programma, norme, risorse, progetto, realizzazione, controllo, gestione, manutenzione. Come ha scritto Louis I. Kahn, «L’architettura non esiste. Esiste l’opera di architettura. L’opera è un’offerta all’architettura, fatta nella speranza che possa divenire parte del tesoro dell’architettura». Di qui la scelta di premiare l’opera e i tre principali protagonisti che sono alla base della sua realizzazione: committente, progettista, costruttore. «I Premi -notava Giulio Carlo Argan membro della giuria prima edizione dei premi- sono rivolti anche a premiare personalità politiche, funzionari di enti, produttori, critici d’arte, istituti e imprese, cioè l’intera sfera di attività e interessi, al centro della quale si pone il risultato artistico».

Ma, rispetto alle edizioni passate, quest’anno abbiamo introdotto una novità: abbiamo voluto indagare la produzione di opere di architettura in modo capillare su tutto il territorio nazionale, articolando i riconoscimenti in 20 Premi regionali e, in una fase successiva, in un Premio nazionale. Verranno quindi assegnati Premi In/Architettura in tutte le 20 regioni italiane (non solo, quindi, in quelle in cui è presente una sezione territoriale dell’IN/Arch) attraverso 9 diverse giurie. Le opere premiate nelle singole regioni saranno automaticamente candidate ai Premi nazionali In/Architettura e selezionate da una giuria nazionale. «Per questo motivo -scriveva il professor Vincenzo Cabianca presentando l’edizione dei premi IN/Arch del 1966- non diciamo che stiamo distribuendo dei premi: diciamo che stiamo tracciando il panorama della condizione italiana attraverso le sue architetture». Ancor più nella nuova edizione dei Premi, è questo il nostro obiettivo: non solo “distribuire premi” ma costruire un monitoraggio dello stato dell’architettura italiana attraverso le tante, o poche, architetture costruite nelle nostre cento città, nei borghi, nei territori rurali, dalla Sicilia alle Alpi; ricercare, nella selva oscura della diffusa “banalità del costruito” che invade i nostri territori, le architetture, anche quelle meno conosciute e ignorate dai circuiti informativi di riviste e siti web. E, attraverso questa ricerca, valutare lo stato generale della nostra società. Perché, per usare le parole di Renzo Piano, l’architettura è società: «Perché non esiste senza la gente, senza le sue speranze, le sue aspettative, le sue passioni». E una società si rispecchia nelle caratteristiche dei luoghi fisici in cui la gente abita.

I Premi In/Architettura 2020 sono articolati in diverse categorie: premi per interventi di nuova costruzione, premi per opere costruite e progettate da giovani progettisti, premio per interventi di rigenerazione urbana e riqualificazione edilizia, Premio “Bruno Zevi” da assegnare a testate giornalistiche che si sono distinte per la diffusione della cultura architettonica ed, infine, il premio alla carriera (nella foto di copertina, Aimaro Isola, classe 1928, insignito del premio nel 2006-07). A queste categorie si affiancano alcuni Premi speciali associati ad aziende e istituti di ricerca partner dei Premi In/Architettura 2020, ed in particolare: Premio speciale architettura solare in contesti di pregio (nell’ambito del Progetto “BIPV meets history”); Premio speciale Listone Giordano; Premio speciale Manini Prefabbricati; Premio speciale Vimar; Premio speciale Willis Towers Watson.

L’esito di questa ampia “raccolta d’informazioni” sarà oggetto di valutazioni critiche che vogliamo sottoporre non solo al mondo dei progettisti e dell’industria delle costruzioni ma anche agli interlocutori istituzionali, dalle amministrazioni locali al Governo nazionale, per una riflessione comune sullo stato delle trasformazioni fisiche dei nostri territori. Nella (oramai flebile) speranza che, volendo lanciare uno sguardo oltre la crisi, queste riflessioni possano condurre, anche sul piano legislativo, a soluzioni che non rendano il “fare architettura” in Italia una sorta di atto eroico.

 

Per maggiori informazioni e il bando: inarch.it/premi-in-architettura-2020/

Autore
Segretario generale IN/Arch, socio fondatore dello studio di progettazione GAP Architetti Associati con il quale svolge la propria attività professionale, in Italia e all’estero, dal 1992. È stato consigliere dell’Ordine degli Architetti di Roma, esperto del Comitato economico e sociale dell’Unione europea, professore a contratto presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari, consulente dell'ONG "Progetto Sud" per la cooperazione con i paesi in via di sviluppo, nel settore della realizzazione di opere civili e della redazione di programmi di cooperazione. Nel 2012 è stato coordinatore generale della mostra "Le quattro stagioni. Le architetture del made in Italy da Adriano Olivetti alla green economy" curata da Luca Zevi e allestita per il Padiglione Italia alla 13. Mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia
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