Michele Talia: i pianificatori non hanno i giorni contati!

 

L’opinione del presidente dell’INU in merito alla bozza di riforma del CNAPPC che propone la scomparsa dei pianificatori, insieme a quella dei paesaggisti e dei conservatori, che diventerebbero “specialità” di un architetto dalle competenze nuovamente unificate

 

A inizio marzo, prima del violento scoppio dell’emergenza sanitaria portata anche in Italia dal Coronavirus, il CNAPPC aveva mandato agli Ordini degli Architetti PPC una bozza di riforma della professione di architetto. I contenuti, che in tempi normali avrebbero dovuto essere valutati dagli Ordini provinciali in modo completamente indipendente dall’emergenza, propongono la scomparsa delle figure dei pianificatori, dei paesaggisti e dei conservatori, che diventano specialità di un architetto dalle competenze nuovamente riunificate. INU e INU Giovani si sono immediatamente espressi in modo negativo (vedi i link in basso), riaffermando l’importanza della figura del pianificatore, che in Italia non è mai riuscito a diventare un concreto sbocco professionale, anche e soprattutto nella gestione del periodo post emergenziale.

 

Presidente Talia, la riforma proposta dal CNAPPC sembra riportare indietro di quasi 20 anni il dibattito attorno a una professione in fortissima crisi d’identità, forse alla ricerca di una ridefinizione e rafforzamento attraverso la riunificazione delle competenze. In Italia, nonostante la modifica di percorsi accademici che hanno prodotto ridotti numeri di laureati, l’urbanista (ma non solo) non è mai diventato un concreto sbocco professionale per i laureati. Perché?

Credo anch’io che la proposta di riforma dell’ordinamento della professione di architetto elaborata dal CNAPPC costituisca un sostanziale arretramento rispetto alla decisione, assunta nel 2001 con il DPR n. 328, d’istituire sezioni separate all’interno degli albi degli architetti non solo per i pianificatori, ma anche per i paesaggisti e i conservatori. Laddove questo ritorno al passato venisse confermato, assisteremmo al tentativo sconcertante di reagire al notevole incremento di complessità che sta avvenendo da tempo nei processi di trasformazione urbana e territoriale con la riproposizione della figura ormai superata dell’architetto integrale. Dopo aver ribadito la nostra contrarietà nei confronti di un riordino delle competenze professionali che rischia di cancellare le acquisizioni di una lunga battaglia che ha coinvolto il mondo scientifico e accademico, e a cui l’INU ha partecipato con impegno ancor prima dell’istituzione del corso di laurea in Pianificazione di Venezia, tengo tuttavia a ribadire la mia convinzione che il profilo professionale dell’urbanista non ha i giorni contati. Sono infatti persuaso che la decisione di sottomettere alla valutazione degli Ordini provinciali un documento che ancora non era stato sottoposto a un ampio processo di condivisione abbia costituito un’accelerazione poco comprensibile, testimoniata in qualche modo dalle stesse perplessità che abbiamo registrato negli stessi ambienti ordinistici. Esiste dunque la possibilità di avviare una consultazione più ampia, estesa a tutte le istituzioni e associazioni direttamente coinvolte, sul destino di una figura professionale riconosciuta a livello internazionale e che ormai risponde a una precisa domanda sociale per quanto riguarda il conseguimento di obiettivi di governo del territorio, di promozione sociale e di sostenibilità ambientale. L’INU, che può vantare l’adesione di numerosi Ordini degli Architetti e dello stesso CNAPPC, intende offrire il suo contributo più qualificato a questa discussione.

 

Perché l’urbanista è oggi indispensabile, anche a valle dell’emergenza Coronavirus?

Come abbiamo già avuto modo di osservare nel documento elaborato dalla giunta dell’INU in difesa della formazione e dell’esercizio professionale dell’urbanista, la critica rivolta al progetto di riforma proposto dal CNAPPC non si propone semplicemente di tutelare un ambito di specializzazione molto qualificato, ma con sbocchi lavorativi che, almeno nel nostro Paese, sono ancora troppo esigui. Soprattutto in una fase drammatica e incerta come la gravissima emergenza sanitaria che stiamo attraversando e la lunga e faticosa ricostruzione che seguirà, l’urbanistica e la pianificazione territoriale potranno rivelarsi nuovamente indispensabili, mettendo a disposizione della società un importante bagaglio di conoscenze ed esperienze nel campo della rigenerazione urbana e dell’adattamento al cambiamento climatico, della messa in sicurezza del territorio, del miglioramento delle condizioni di accesso ai beni comuni e delle politiche finalizzate al miglioramento della salute, del benessere e della qualità della vita. Naturalmente, il carattere eccezionale e traumatico di questa congiuntura non ci consente di prevedere la durata e l’intensità di questo autentico tsunami, ma siamo sicuri che il ritorno alla “normalità” sarà molto lento e impegnativo, e produrrà significative alterazioni nell’organizzazione degli ambienti residenziali e di lavoro, nelle reti dei servizi e della distribuzione, negli spazi della cultura e della socialità, di cui dovremo occuparci contestualmente alla loro iniziale comparsa sulla scena. Che questa opera di ricostruzione estremamente impegnativa possa avvenire facendo a meno del contributo di professionalità rare e qualificate come quelle dei pianificatori, che nelle economie più avanzate concorrono alla definizione delle principali politiche pubbliche, è una circostanza che fatichiamo a credere, e che cercheremo in tutti i modi di contrastare.

 

Leggi QUI la posizione di INU

Leggi QUI la posizione di INU Giovani

Autore

Architetto e dottore di ricerca in Storia dell’architettura e dell’urbanistica, si laurea e si abilita all’esercizio della professione a Torino nel 2001. Iscritta all’Ordine degli architetti di Torino dal 2006, lavora per diversi studi professionali e per il Politecnico di Torino, come borsista e assegnista di ricerca. Ha seguito mostre internazionali e progetti su Carlo Mollino (mostre a Torino nel 2006 e Monaco di Baviera nel 2011 e ricerche per la Camera di Commercio di Torino nel 2008) e dal 2002 collabora con “Il Giornale dell’Architettura”, dove segue il settore dedicato alla formazione e all’esercizio della professione. Dal 2010 partecipa attivamente alle iniziative dell’Ordine degli architetti di Torino, come membro di due focus group (Professione creativa e qualità e promozione del progetto) e giurata nella nona e decima edizione del Premio architetture rivelate. Nel 2014 costituisce lo studio associato Comunicarch con Cristiana Chiorino

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