A Todi, in omaggio a Beverly Pepper, l’arte diventa paesaggio

 

Visita al parco urbano della Rocca, ridisegnato da Paolo Luccioni, che ospita le sculture dell’artista statunitense

 

TODI (PERUGIA). Il parco di Beverly Pepper è un omaggio all’opera dell’artista statunitense, scomparsa quasi centenaria lo scorso 5 febbraio. L’architetto Paolo Luccioni ha riprogettato l’esistente parco urbano della Rocca, che interessa gran parte del versante ovest del colle di Todi che dalla chiesa di San Fortunato scende verso il Tempio della Consolazione, in modo da realizzare un percorso unitario. Il risultato è un cammino – inaugurato il 14 settembre 2019 – che si sviluppa tra due importanti emergenze architettoniche, con le sculture di Beverly Pepper (1922-2020) che si stagliano nel cielo e si manifestano improvvise: ora nascoste e protette dalla vegetazione, ora impertinenti presenze all’interno del parco.

La ricerca artistica di Pepper lavora con interventi inseriti all’interno dell’elemento naturale, cercando una relazione con la preesistenza storica tramite l’incursione del contemporaneo nella stratificazione della città, in un continuo dialogo tra città e storia, tra artista e natura. Per tali ragioni attendiamo il passaggio del tempo, dopo il quale le geometriche sculture si potranno ammirare contaminate dalla natura e dall’uomo, entrambi partecipi – al di là della loro consapevolezza – del progetto dell’artista-artefice. Pepper ha lavorato molto su questo concetto già dall’incontro, nel 1961, con Giovanni Carandente, direttore artistico del Festival dei due Mondi, che la invitò a utilizzare il metallo per le sue sculture. In questo modo Pepper diventa un giovane Efesto che realizza “Il dono di Icaro” per Spoleto e, da questa esperienza, partirà il lavoro con gli operai di Piombino e l’Italsider per i progetti di grandi dimensioni.

 

Un luogo di meditazione e ricerca

Il centro, non solo dell’opera artistica ma anche del progetto architettonico di Luccioni, è il tema del parco che, tramite la modifica del paesaggio, muta gli elementi che concorrono alla conoscenza della città. Il progetto del parco, da intendersi nel suo unicum di architettura, natura e arte – da non confondersi con gli interventi di Land Art – è un dono che trasforma Todi in archivio vivente dell’opera e della riflessione artistica di Pepper, qui riunita nelle sue forme e manifestazioni più diverse.

Il parco diventa luogo di meditazione e ricerca. La sfida è ambiziosa: realizzare un’opera totale, dove la forza dell’artista si staglia accanto alla natura, regolando il percorso con il “solo” progetto, ora con la cifra della conoscenza, ora con quella della meditazione, ora con la serietà del gioco. Il progetto riflette sul ruolo e sul rapporto tra arte e paesaggio in Italia, dove l’idea di declinare l’arte su scala paesaggistica viene nel tempo abbandonata o stemperata, prediligendo giardini di scultura probabilmente più convenzionali rispetto ai musei a cielo aperto. Quando l’arte si misura con il paesaggio prova a fare un salto non solo di scala, ma anche di rapporto percettivo, con l’intorno e con il pubblico, che non è più quello del museo, bensì è il cittadino comune, magari distratto o non preparato.

All’interno del percorso vi è una limitata visione sul paesaggio (la Consolazione è infatti quasi sempre nascosta e protetta dalla vegetazione). È una visione astratta – o protetta – dalla realtà: al visitatore è richiesto di concentrarsi sul momento presente. È in tale modo che si realizza una sorta di percorso interiore, quasi esoterico, tra la realtà di partenza del centro storico, dalla chiesa di San Fortunato, sino al Tempio della Consolazione. Il paesaggio lungo il percorso si rivela a tratti, ma il vero viaggio è quello interiore, nel continuo rapporto con il boschetto, che quasi ci preserva dal rapporto diretto con il resto della città e del contado. Tale dialogo, tutto nella sfida tra disegno/progetto e arte/natura, si concretizza nelle sedute prossime alle opere, che sono la manifestazione fisica dell’atteggiamento meditativo a cui invita l’unicum del parco. Il percorso a serpentina è una discesa al contempo fisica, verso la valle, e astratta, verso le profondità della mente e le volute del cervello. È un viaggio tra gli archetipi del nostro inconscio, materializzati nelle opere totemiche di Pepper. La Rocca – la parte più alta del percorso, ove inizia la passeggiata – è l’area dedicata alla chiarezza e alla razionalità consapevole. Qui, nell’acropoli di Todi, le colonne di Pepper costituiscono la presenza e il segno di un tempio, non visibile eppure vivo e presente.

Dal progetto del parco emerge dunque il tema della storia declinato al contempo come storia della città – che conosceremo solo arrivando “a valle”, guadagnando la Consolazione –, come storia del percorso artistico di Pepper e, infine, come biografia personale di ognuno di noi, specchiata e nascosta tra le opere qui custodite.

Autore

Segretario di IN/Arch Lazio e Tesoriere di DO.CO.MO.MO Italia, è esperta di pratiche urbane e ricercatrice indipendente specializzata nel patrimonio culturale. Si occupa di temi del moderno ed è autrice di contributi, anche video, sulle trasformazioni urbane e sulla valorizzazione dei beni culturali. Ha lavorato come ricercatore al CNR e all'Università Sapienza di Roma sui temi dei centri storici minori e della partecipazione come governance e strategia innovativa di valorizzazione. Ha collaborato in Cina con WHITRAP UNESCO per l’applicazione del Paesaggio Storico Urbano. Dall’esperienza sul campo ha ideato e curato il progetto “Passeggiate fuori porta” con CNR e IN/Arch Lazio. È dottore di ricerca e specializzata in “Restauro dei monumenti architettonici” all'Università Sapienza, dove ha insegnato Restauro e Progettazione architettonica e dove oggi è titolare del corso di Teoria e storia del design.

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