Napoli e quei murales sugli edifici di Salvatore Bisogni

 

Due opere di street art aprono interrogativi sulle contraddittorie politiche del Comune e sul destino di opere escluse dal vincolo temporale

 

NAPOLI. Eleonora Pimentel Fonseca è tornata tra le strade della città: l’eroina della rivoluzione napoletana rivive attraverso il murales firmato dall’italo-spagnola Leticia Mandragora. Il dipinto è il frutto della politica messa in atto dall’Assessorato alla Creatività urbana del Comune, che riconosce nella street art, come recita l’Autorizzazione all’utilizzo di superfici pubbliche per la creatività urbana, quel «potente vettore per lanciare grandi messaggi di modernità, ponendosi a cavallo tra comunità sociale e mondo dell’arte». Si dà il caso che il “supporto” scelto (da chi?) per dipingervi il volto dell’eroina sia del tutto eccezionale: il Mercatino e centro sociale di Sant’Anna di Palazzo, bene dismesso di proprietà dello stesso Comune di Napoli, costruito, ahimè, meno di 70 anni fa (limite temporale per l’apposizione del vincolo al bene architettonico) su progetto di Salvatore Bisogni (1932-2018) ed Anna Buonaiuto.

“Opera di eccellenza” nella lista MiBAC delle Architetture italiane del secondo Novecento, il progetto del Mercatino ebbe un primo riconoscimento guadagnandosi la copertina di «Casabella» nell’aprile 1982. Alla rapida fama del progetto, fecero da contrappunto la lunga attesa per il completamento della costruzione (ultimata solo nel 2001) e la precoce dismissione dell’opera, ancor oggi abbandonata al degrado. Diversa sorte è toccata ai disegni originali e al modello di progetto, custoditi gelosamente presso l’archivio di architettura contemporanea del Centre Pompidou di Parigi e l’Archivio progetti dello IUAV di Venezia.

Il Mercatino permane come piccola ma solenne architettura-manifesto, testimone dell’evoluzione dei tempi. Nato come innesto “moderno” nel denso e morfologicamente complesso tessuto storico e sociale dei Quartieri Spagnoli, poi abbandonato al degrado e dimenticato fino alla sua negazione attraverso un intervento “di facciata” dove il murales è usato per dotare di altro significato l’architettura. Se Bisogni era stato, insieme al suo folto gruppo di giovani ricercatori, tra i più scrupolosi studiosi del contesto in cui inserì la sua opera innovativa, la mano dell’artista ha oggi ignorato la preesistenza su cui ha agito.

 

Il paradosso e… l’accanimento

Negli stessi giorni in cui l’Assessorato alla Creatività urbana promuoveva il dipinto sull’immobile di proprietà comunale, l’Assessorato al Patrimonio e ai Giovani stendeva il bando per l’affidamento in concessione a titolo oneroso dell’immobile medesimo da destinare a centro giovanile e luogo di valorizzazione del made in Naples, con allegato un documento d’indirizzo per la salvaguardia dei caratteri unitari e distintivi e dei temi architettonici secondo approcci e procedure rispettose della qualità dell’opera.

Post Scriptum. Per effetto dell’iniziativa di “riqualificazione” «Assafà» adottata dal Comune, precedentemente era comparso un altro murales sulla parete bianca della scuola media di Rione Traiano, oggi in parte dismessa e semi abbandonata, anch’essa progettata da Bisogni, «uno dei pochi professionisti italiani ad aver compiuto lo sforzo di associare i precetti del neo-razionalismo ad un impegno quotidiano di pratica architettonica», secondo le parole di Kenneth Frampton che, nel 1990, ne recensiva l’opera su un numero sempre di «Casabella».

Percorsi bibliografici

G. Polin, Un progetto per Napoli, in «Casabella», n. 479, 1982, p. 32.
M. Trifone, Una lezione di stile, in «Campo 2021», rivista trimestrale di cultura del Mezzogiorno, a. I, ottobre-marzo 1985, p. 56-57.
K. Frampton, Salvatore Bisogni e il linguaggio del Razionalismo, in «Casabella», n. 564, 1990, p. 32.
R. De Fusco, Quartieri di novità, in «Itinerario», n. 4, aprile 1990, p. 153
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S. Bisogni, A. Buonaiuto, Mercatino rionale e centro sociale, in AA. VV., 1970-2000. Architetti napoletani, Ordine degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori di Napoli e provincia, supplemento ad «Area», n. 72, gennaio-febbraio 2004, p. 18.
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Autore

Architetta, professore associato in Tecnologia dell’Architettura presso il DiARC, Università di Napoli Federico II. Membro del Consiglio scientifico del master ArInt e del Centro interdipartimentale BAP. Svolge attività di ricerca per il settore Design e progettazione tecnologica dell’architettura, con particolare interesse alle tematiche del patrimonio culturale, alla riqualificazione e rigenerazione dei sistemi insediativi e degli edifici. È stata membro eletto del Consiglio direttivo di Docomomo Italia dal 2007 al 2009, incarico che riveste di nuovo dal 2018. Ha pubblicato numerosi contributi scientifici dedicati alla riqualificazione dell’architettura moderna e contemporanea

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