Giuseppe Campos Venuti (1926-2019): attualità e solitudine del riformista

 

L’ultimo dei maestri dell’urbanistica italiana. Con i suoi piani, i suoi scritti e il suo insegnamento ha svolto un ruolo pedagogico straordinario

 

Con la scomparsa di Giuseppe Campos Venuti, finisce la stagione dei grandi maestri che hanno attraversato la particolare storia dell’urbanistica italiana del Novecento. Un maestro/amico – così ci piace ricordarlo -, che con suoi piani, i suoi scritti e il suo insegnamento ha svolto un ruolo pedagogico straordinario, oltre che disciplinare e culturale, non solo nel nostro Paese.

Urbanista, amministratore pubblico, scrittore e divulgatore instancabile di un numero davvero sorprendente di libri, saggi, articoli (spesso intervenendo sui principali quotidiani italiani); docente amatissimo da generazioni di studenti che mai dimenticheranno le intense lezioni del martedì pomeriggio in Aula A alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano; consulente e progettista a cui si possono ascrivere un numero significativo di piani, non numerosi – come amava ricordare – ma emblematici e spesso accompagnati da parole d’ordine che ne restituivano efficacemente l’essenza politica disciplinare (“amministrare l’urbanistica” a Bologna, “le cinque salvaguardie” a Pavia, “la cura del ferro” a Roma, per ricordarne solo alcune): nella sua lunga carriera di urbanista ognuno di questi ruoli ha nutrito e arricchito tutti gli altri, mescolando cultura, ricerca ed esperienza: fondendole insieme, in modo che l’una fosse determinata dall’altra e viceversa.

 

Una figura multiforme

Campos ha incarnato in modo multiforme l’attività di urbanista: docente, profondo conoscitore e studioso dei fenomeni urbani, progettista, ma anche militante engagé nelle attività culturali, sociali, nell’amministrazione della cosa pubblica. A 17 anni entra nella Resistenza con il nome di Bubi (il nomignolo che da bambino lo accompagnerà per tutta la vita). Dopo la guerra s’iscrive alla Facoltà di Architettura di Roma, dove si laurea scegliendo l’urbanistica come mestiere: «All’Università ho avuto diversi professori ma nessun maestro: ho incontrato la cultura dell’architettura, dell’urbanistica e della Modernità al di fuori degli studi». Milita da subito nel Partito comunista italiano, diventandone un intellettuale di riferimento, ma sempre con uno spirito critico-riflessivo. Mario Alicata lo “chiama” a Bologna, dove diventa assessore nella Giunta Dozza (1960), al cui interno promuove politiche e strategie riformiste incrementali: la tutela e il recupero del centro storico; la Variante per la difesa della collina; la costruzione di quartieri popolari in zone centrali della città; la previsione della nuova sede della fiera e il centro direzionale. Bologna diventa la sua città d’adozione e nella quale nascono i suoi figli, fino a riconoscersi un “bolognese dall’accento trasteverino” (nel 2006 il Comune gli conferisce il Nettuno d’Oro).

Il lungo impegno nell’Istituto Nazionale di Urbanistica inizia da studente e si sviluppa negli anni in cui Adriano Olivetti ne è presidente, con il tentativo costante di utilizzare l’Istituto per il rinnovamento della disciplina e l’affermazione della riforma urbanistica. Membro del consiglio direttivo della sezione laziale dal 1959 al 1960, entra nel Consiglio direttivo nazionale (1961-68) e nella giunta esecutiva (1964-68). Dal 1990 diviene presidente onorario, oltre a esserne stato presidente effettivo nel 1992-93.

Dopo la fertile stagione amministrativa bolognese, si dedica dal 1968 al 2001 all’insegnamento alla Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano. Nel 1984 è visiting professor a Berkeley; e nel 1985 partecipa alla ricostruzione di Città del Messico dopo il terremoto, all’interno di una commissione internazionale dell’ONU. Dal 1970 al 1975 è consigliere nella prima legislatura della Regione Emilia-Romagna, presidente della Commissione urbanistica e assetto territoriale. Nel 1980 è consulente della Regione Emilia-Romagna per il Piano territoriale e nel 1986 contribuisce al Piano paesistico regionale.

Non ha mai avuto uno studio professionale, lavorando sempre come consulente di amministrazioni pubblicheSono le Amministrazioni e i loro Uffici tecnici gli autori indispensabili delle politiche urbanistiche»). L’attività professionale lo vede consulente per numerosi piani regolatori comunali, fra i quali Bologna, Firenze, Modena, Rimini, Pavia, Napoli (al Piano di ricostruzione), Ancona, Padova, Madrid (in Spagna Campos ha dato anche un contributo politico-disciplinare nella fase di transizione tra franchismo e democrazia), La Spezia, Piacenza, Reggio Emilia, Cuneo, Ivrea, Roma, Potenza.

Molti sono stati i premi e i riconoscimenti nella sua lunga carriera. Nel 1996 la laurea honoris causa dall’Università di Valladolid; sempre la Spagna, nel 2004, gli dedica una raccolta di alcuni scritti dal titolo Urbanesimo. Nel 1998 riceve il premio della Fondazione Cervia per l’Ambiente; nel 1999 è insignito della Medaglia d’oro del Presidente della Repubblica ai benemeriti della scienza e della cultura. Nel 1999 è consulente dei Ministeri Lavori pubblici e Bilancio per lo studio di fattibilità dei collegamenti tra la Sicilia e il continente. Nel 2000-01 viene nominato presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici.

La vasta produzione scientifica testimonia un’impegnata e continua battaglia culturale, che può essere approfondita attraverso i suoi scritti e il suo archivio, donato alla Facoltà di Milano, in cui ha sempre orgogliosamente insegnato. Pensiamo alla straordinaria attualità di alcune parole chiave da lui utilizzate, come rendita (anche quando era parola tabù, bandita dall’accademia), regime immobiliare, amministrare l’urbanistica (ha parlato di governance nel 1967), urbanistica e austerità, generazioni urbanistiche.

Possedeva il dono della sintesi e della chiarezza analitica (più interpretativa e finalizzata di quella incarnata da Giovanni Astengo); ma assieme della sintesi progettuale (meno formalista di quella di Luigi Piccinato); con una capacità divulgativa (intesa come semplicità nel delineare le questioni e i problemi), unita al talento della sintesi (delle soluzioni), mai a discapito della profondità della conoscenza.

 

Itinerari di lettura

Il titolo del presente contributo è un riferimento esplicito a Federico Caffè, La solitudine del riformista (Bollati Boringhieri, 1990), un libro che Campos amava e consigliava ad amici e allievi. Per Caffè il riformista è chi persegue i miglioramenti concretizzabili nell’immediato e non desiderabili “in vacuo”; che preferisce il poco al tutto, il realizzabile all’utopico, il gradualismo delle trasformazioni a una sempre rinviata e palingenetica trasformazione futura.

Tra i grandi maestri italiani del Novecento che hanno inciso sulla biografia di Campos possono essere ricordati, tra gli altri, Ludovico Quaroni, Luigi Piccinato, Giuseppe Samonà, Federico Zevi, Leonardo Benevolo, Giovanni Astengo, Giancarlo De Carlo, Bernardo Secchi: figure intellettuali che hanno progettato piani cercando d’integrare operativamente architettura e urbanistica. Alcuni di questi, compreso Campos, sono ricordati nel volume di Patrizia Gabellini, Urbanisti italiani (Laterza, 1992).

Tra le numerose pubblicazioni di Campos, ricordiamo solo alcune tra le più importanti, che ne tratteggiano il percorso e l’impegno: Amministrare l’urbanistica (Einaudi), sulla rendita urbana e la socializzazione disciplinare; Urbanistica incostituzionale (Marsilio), sulla battaglia legislativa degli anni Sessanta; La terza generazione dell’urbanistica (Franco Angeli) e Urbanistica e austerità (Feltrinelli), che affrontano i nuovi contenuti nelle città e nel territorio; Antologia dell’urbanistica riformista (Etas Libri); Cinquant’anni di urbanistica in Italia (Laterza), Un bolognese con accento trasteverino. Autobiografia di un urbanista (Pendragon), che offrono un punto di vista più generale della sua riflessione scientifico-disciplinare; infine Città senza cultura (Laterza), il libro-intervista dell’amico-allievo Federico Oliva, insieme al quale ha condiviso un lungo percorso politico, scientifico e professionale.

Autore

Docenti nei corsi di laurea in Urbanistica e in Architettura del Politecnico di Milano, dove svolgono la propria attività di ricerca presso il Dipartimento di Architettura e studi urbani (Dastu); sono membri effettivi dell'Istituto Nazionale di Urbanistica. Con Federico Oliva, sono stati allievi di Giuseppe Campos Venuti, collaborando nella didattica, nella stesura di alcuni volumi, ma soprattutto a numerosi piani e progetti

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