Como, manutenzione ignorante per l’Asilo Sant’Elia

 

Destano preoccupazione le sommarie modalità d’intervento ordinario sull’opera di Giuseppe Terragni

 

COMO. L’asilo Sant’Elia, costruito da Giuseppe Terragni nel 1937, è forse la sua opera più ammirata ed amata, non solo dagli architetti. Con la bianca lievità dei volumi e la straordinaria trasparenza degli spazi, l’asilo è un’opera ancora oggi attualissima ed emozionante. Ma chi amministra questa città – che è uno dei luoghi più importanti per la storia del Movimento moderno – non è capace di gestire questo patrimonio formidabile, che attrae ogni anno studiosi e appassionati visitatori.

I lavori di manutenzione ordinaria in corso sono condotti senza rispetto per l’importanza dell’opera, compromettendone l’integrità e provocando pesanti danni. L’architetto comasco Paolo Brambilla – che ha curato l’anno scorso un’interessante mostra sul progetto dell’asilo – ha denunciato fin dal 27 settembre che i lavori sono condotti da maestranze senza alcun controllo della qualità delle lavorazioni. Gli arredi originali sono stati accatastati al centro degli spazi, cosicché la poltrona “Benita”- disegnata, come gli altri arredi, dallo stesso Terragni e pesante circa 50 kg – malamente sovrapposta alla scrivania della direttrice, ne ha incurvato il piano. 

La pitturazione dei serramenti, per esempio, sta avvenendo senza la preventiva manutenzione e protezione dei meccanismi di apertura, compromettendone il funzionamento. La nuova pittura – del colore sbagliato, di un azzurro “baby” anziché quello originale e preesistente tendente al verde acqua pallido – provocherà un mutamento significativo della percezione degli spazi. La carteggiatura dei serramenti, preventiva alla pitturazione, è stata eseguita senza proteggere i vetri, che sono rimasti profondamente segnati, rendendo necessaria la loro sostituzione. E anche la pittura è stata stesa senza protezione dei vetri. 

Un livello d’ignoranza e di mancanza di cura così elevato, sia nei tecnici che negli amministratori competenti, è davvero raro nei comuni lombardi. Si tratta di modalità d’intervento, infatti, che sono da sanzionare nella manutenzione ordinaria di qualsiasi edificio. La richiesta d’intervento urgente rivolta alla Soprintendenza ai Beni culturali non ha (fino al momento della pubblicazione di questo testo) avuto esito, mentre a Como si sta mobilitando la parte migliore della città.

La singolarità della vicenda, come ci ha raccontato Brambilla, è che nel 1968 gli architetti ticinesi Luigi Snozzi, Livio Vacchini e Aurelio Galfetti avevano scritto una lettera a Bruno Zevi denunciando la cattiva qualità dei lavori di manutenzione – in particolare relativa ai serramenti – da loro osservata durante una visita a Como (cfr. riproduzione della lettera nella gallery; n.d.r.). In 50 anni non è cambiato niente nella cultura di chi ha il compito di vigilare, proteggere e valorizzare il patrimonio architettonico; in particolare quello moderno che, per la sua storia così orientata alla sperimentazione di tecniche nuove, è più fragile di quello antico.

 

Il commento di Ugo Carughi, presidente di DOCOMOMO Italia

«Le cifre tonde della cronologia difficilmente assumono un significato reale sul piano della storia. I secoli […] spesso iniziano e si concludono decenni prima, o dopo». Come gli avvenimenti: Henry-Russell Hitchcock ci fa riflettere sulla vita delle cose. Il 14 agosto 2018 è crollato il ponte sul Polcevera: ma da quando avevamo cominciato a perderlo? Ora, forse, è la volta dell’Asilo Sant’Elia. Fin dove arriverà l’inconsapevole ignoranza delle istituzioni?

 

Autore

Nato nel 1945, ha studiato al Politecnico di Milano, dove è titolare di uno studio di architettura, associato con Elisabetta Mainardi. Ha pubblicato progetti su «Casabella», «Domus», «Zodiac». È stato membro della Commissione edilizia del Comune di Milano e della Giunta esecutiva del Piano intercomunale milanese. Studioso dell'architettura ticinese, ha diretto «Rivista tecnica» nel 1996 e 1997. Nel 1998 ha fondato «Archi», rivista della SIA (Società Ingegneri e Architetti svizzeri), che ha diretto fino al dicembre 2017. È membro associato della Federazione Architetti Svizzeri (FAS). Nel 2008 ha pubblicato La resistenza critica del moderno (Tarmac Publishing Mendrisio)

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