Michele Talia: pensiamo politiche di piano in grado di superare le fragilità territoriali e urbane

Intervista a tutto campo al nuovo presidente dell’Istituto Nazionale di Urbanistica

 

Professor Talia, Lei diventa presidente dell’INU in una fase storica in cui gli strumenti tecnologici hanno favorito il dialogo diretto tra le istituzioni, il potere centrale e i cittadini, e hanno apparentemente assottigliato l’incisività dei corpi intermedi. Tenuto conto di ciò, come si può reinterpretare e continuare ad affermare l’importanza, nel campo dell’urbanistica e del governo del territorio, di un soggetto come l’Istituto Nazionale di Urbanistica?

Condivido pienamente questa valutazione, e penso che l’impulso alla “disintermediazione” costituisca uno degli aspetti più controversi dell’attuale discorso politico. E tuttavia, anche se la ricerca di un rapporto diretto tra potere centrale e cittadini rischia di erodere il prestigio e l’autorevolezza di un soggetto come il nostro, sono convinto che l’INU debba continuare a fondare la sua capacità attrattiva sulla terzietà e sul pensiero critico. Se vogliamo costituire il luogo ideale del dialogo e della rappresentanza di temi cruciali per il governo del territorio e la stessa convivenza civile, conviene provare a ristabilire la fiducia nelle competenze tecniche, e nella possibilità che queste ultime possano contribuire non solo alla fattibilità delle politiche pubbliche, ma anche al più ampio conseguimento dell’interesse collettivo.

 

Quali strategie adottare per ridurre la percezione di un Paese a due velocità, e dagli squilibri crescenti, tra aree metropolitane e aree interne?

La presenza di un assetto squilibrato che si traduce nell’aumento del divario tra aree maggiormente sviluppate e territori marginali non costituisce certamente una novità per il nostro Paese, ma negli ultimi anni l’impulso marcato alla globalizzazione ha accentuato la tendenza alla polarizzazione nella distribuzione della ricchezza. Si deve soprattutto a questo fenomeno se la distanza tra le regioni centro-settentrionali e il sud del Paese, tra i contesti più urbanizzati e le aree interne, e tra i territori che vantano le migliori dotazioni infrastrutturali e quelli a più ridotta accessibilità si è molto accentuata negli ultimi anni. Ne consegue pertanto l’esigenza di politiche integrate, che siano in grado di aumentare la convergenza di contesti che altrimenti rischierebbero di perdere contatto con le realtà più dinamiche a livello non solo nazionale. È altresì evidente che in tale scenario desti qualche preoccupazione la possibilità che i disegni di legge attualmente in discussione in materia di autonomia regionale differenziata possano comportare un’ulteriore spinta alla frammentazione; per questo motivo l’INU ha deciso di monitorare attentamente le iniziative che le Regioni assumeranno in questo campo, allo scopo di dimostrare che il governo del territorio può costituire un fondamentale strumento di armonizzazione e riequilibrio.

 

L’urbanistica è una disciplina che, strutturalmente, ne comprende e ne chiama in causa diverse, e alcune di queste godono effettivamente di attenzione nel dibattito pubblico. Si pensi ad esempio alla questione ecologica. Come occorrerebbe agire per consegnare all’urbanistica e al governo del territorio la centralità che merita?

Si deve indubbiamente all’INU e al contributo pionieristico di Giovanni Astengo se il ricorso sistematico ad approcci interdisciplinari costituisce, almeno a partire dagli anni cinquanta del secolo scorso, un carattere saliente della pianificazione urbanistica. Ma è soprattutto negli ultimi decenni che le politiche di piano hanno cominciato ad assumere una valenza multidimensionale, che si basa sulla convinzione che la città è ormai diventata il crocevia di processi di trasformazione che attengono non solo alla configurazione spaziale dell’insediamento, ma anche alle dinamiche socio-economiche della popolazione inurbata e all’evoluzione dell’intero ecosistema. Ne consegue che alla disciplina urbanistica compete ormai una responsabilità assai vasta e complessa, il cui pieno riconoscimento presuppone tuttavia il definitivo passaggio dai contenuti meramente regolativi che gli vengono comunemente assegnati ad un’accezione più ricca e propositiva di governo del territorio che è ancora in cerca di una compiuta definizione normativa.

 

Come giudica lo stato della pianificazione in Italia?

Rispondere in modo sintetico a questa domanda non è affatto semplice, se non altro per la natura composita dei soggetti (regioni, province, comuni ed altri livelli istituzionali del governo del territorio) cui compete in Italia l’elaborazione degli strumenti di pianificazione. È anche per questo motivo che l’INU produce periodicamente dal 2007 un Rapporto dal Territorio che propone una lettura aggiornata dello stato della pianificazione e della relazione che quest’ultima intrattiene con le istituzioni e con il modello sociale di sviluppo. Nel prossimo mese di ottobre la nuova edizione del Rapporto – giunto ormai alla sua quarta edizione – cercherà di contribuire alla costruzione di una visione al futuro del Paese che si baserà sulla consapevolezza che ricomporre il mosaico urbanistico del territorio nazionale non comporta semplicemente la raccolta sistematica dei molteplici strumenti di pianificazione redatti a livello municipale, ma prevede la sintesi di documenti urbanistici spesso eterogenei, che spaziano dai Prg tradizionali ai prodotti delle riforme urbanistiche regionali varate più recentemente e agli esercizi innovativi di una nuova progettualità, sempre più incline ad operare un ricorso sistematico agli strumenti della valutazione, delle verifiche di fattibilità e del ridisegno delle reti.

 

Di nuovo per quanto riguarda la disciplina urbanistica, appare del tutto marginale l’insegnamento nelle università, che contano un basso numero di iscritti nei corsi di laurea dedicati. Parimenti, nell’esercizio della professione, l’attività dei pianificatori appare poco praticata…

In un quadro nazionale che si caratterizza per una forte contrazione degli iscritti alle facoltà d’architettura, l’ulteriore riduzione dell’offerta formativa in urbanistica in atto già da molti anni – e che ha coinciso con la chiusura di gran parte dei corsi di laurea in Pianificazione – rappresenta un segnale preoccupante dello scarso interesse per il mestiere del planner da parte delle nuove generazioni. Per effetto di un evidente paradosso, questa crisi degli sbocchi professionali si determina ora che il ridimensionamento del settore delle costruzioni e della domanda di nuovi alloggi sembra destinato a modificare radicalmente la richiesta di competenze specialistiche, che se dovranno orientare le trasformazioni urbane verso un uso più sostenibile delle risorse e l’adozione di un approccio più integrato nella progettazione, avranno bisogno di conoscenze sempre più specializzate e aggiornate in campo urbanistico. A fronte di questa evidente criticità l’INU s’impegna non solo ad avviare un’interlocuzione con il MIUR al fine di sostenere il rafforzamento nei corsi di laurea in Architettura e Ingegneria Edile-Architettura delle discipline riguardanti l’analisi delle strutture territoriali e urbane e la pianificazione urbanistica, ma anche di postulare l’esigenza insieme agli ordini professionali di favorire l’attivazione di curricula specifici, finalizzati al perfezionamento e alla formazione permanente di tecnici impegnati nel governo del territorio.

 

In occasione della votazione che l’ha portata alla presidenza dell’INU, Lei ha tracciato le prime indicazioni programmatiche per l’azione del prossimo biennio. In quali campi, e secondo quali priorità, agirà l’Istituto?

Oltre ai temi già richiamati del monitoraggio delle nuove forme di regionalismo e dell’evoluzione verso nuovi strumenti di pianificazione integrata, il programma del prossimo biennio tenderà a privilegiare due questioni fondamentali: da un lato il potenziamento del contributo delle politiche di piano al superamento delle principali fragilità territoriali e urbane, e dall’altro la ricerca di un apporto peculiare della disciplina urbanistica alla definizione di misure efficaci di adattamento al cambiamento climatico. Si tratta in entrambi i casi di favorire il ricorso complementare alla lettura scientifica delle criticità più rilevanti e alla prefigurazione d’interventi correttivi che la nostra formazione di progettisti ci consente, praticando un approccio alla rigenerazione urbana che sappia affiancare all’esame rigoroso dei costi derivanti dalle misure correttive i benefici anche economici che possono conseguire dalla adozione consapevole di misure settoriali o integrate, quali il contenimento del consumo di suolo, la riduzione delle superfici impermeabili, il risparmio energetico e il governo della mobilità.

 

 

Chi è Michele Talia

Presidente dell’Inu da luglio 2019, è nato a Campobasso nel 1951 ed è professore ordinario presso la Scuola di Architettura e Design dell’Università di Camerino, dove è titolare della cattedra di Urbanistica. In precedenza ha svolto attività di ricerca presso il Centre for Environmental Studies di Londra e il Dipartimento di Pianificazione dell’Università di Roma La Sapienza. È stato presidente dell’Inu Lazio dal 1997 al 2006. L’attività svolta in campo urbanistico come ricercatore e docente ha riguardato una pluralità di tematiche generali e di questioni specifiche, che spaziano dalle trasformazioni delle metropoli europee all’evoluzione degli strumenti della pianificazione strategica, e dalle prospettive di applicazione della rigenerazione urbana allo studio dei fenomeni socio-economici e spaziali associati all’aumento della polarizzazione della ricchezza. In qualità di consulente di pubbliche amministrazioni ha lavorato al nuovo PRG di Roma e ha coordinato il gruppo di progettazione del Piano Strutturale e del Regolamento Urbanistico di Siena.

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