La Biennale dello spazio pubblico si allea con quella del paesaggio

Presentato a Roma l’accordo di collaborazione tra Mario Spada, presidente dell’Associazione Biennale spazio pubblico, e Jordi Bellmunt, direttore della decima Biennale del Paesaggio di Barcellona

 

Un modo per tenere alta la bandiera della difesa del paesaggio”: sono le parole di Mario Spada, presidente dell’Associazione Biennale spazio pubblico, che organizza l’evento omonimo che per tre giorni da domani giovedì 30 maggio sarà negli spazi del Dipartimento di Architettura di Roma Tre (ex Mattatoio). Spada è intervenuto oggi nel corso della conferenza che si è tenuta al Museo MAXXI di Roma. Duplice lo scopo dell’iniziativa: la presentazione, direttamente da parte del direttore Jordi Bellmunt, degli esiti della decima Biennale del Paesaggio di Barcellona e l’illustrazione dell’accordo di collaborazione tra questa e la Biennale dello spazio pubblico, giunta alla quinta edizione. Le informazioni e il programma della manifestazione romana sono disponibili sul sito www.biennalespaziopubblico.it: attorno al tema cardine “Incontri”, declinato in verde pubblico, mobilità sostenibile e arte pubblica, da domani si svilupperanno workshop, laboratori, mostre, incontri, esiti di concorsi, in generale l’approdo di un percorso di eventi e iniziative che dura da febbraio.

Nell’accordo di collaborazione tra le due Biennali, ha detto Spada, “è citata la Convenzione europea del paesaggio, approvata dal Consiglio d’Europa nel 2000, due anni prima che entrasse in vigore l’euro. Possiamo leggere in questo doppio passaggio due facce dell’invenzione dell’Europa, da un lato c’era l’accordo economico, dall’altro quello sull’ambiente e sul paesaggio, che voleva favorire un sentire comune riguardo il mondo fisico. Gli anni 2000 sono stati fertili per l’ambiente, basti ricordare a mo’ di esempio che allora un centinaio di Comuni italiani avevano un ufficio dedicato alla città dei bambini. L’accordo tra la Biennale internazionale del Paesaggio e la Biennale dello spazio pubblico serve anche a contribuire a un ritorno di sensibilità. L’impressione è che oggi le politiche delle pubbliche amministrazioni sui temi del paesaggio e dell’ambiente scarseggino”.

L’intervento di Bellmunt è stato introdotto da Margherita Guccione, direttore del MAXXI Architettura, che ha sottolineato il legame tra i temi della conferenza e il programma del museo: “Il tema della progettazione del paesaggio ci sta a cuore e lo approfondiamo nella nostra programmazione espositiva e di ricerca. Per quanto riguarda lo spazio pubblico, c’è da dire che il MAXXI stesso è un punto di aggregazione del quartiere, non solo dal punto di vista fisico ma anche della creatività”. Carlo Gasparrini dell’Istituto Nazionale di Urbanistica, presidente del comitato scientifico dell’Associazione Biennale spazio pubblico, della figura di Jordi Bellmunt ha messo in evidenza il suo essere progettista e anche docente universitario, dunque impegnato nella didattica e nella ricerca. “Spesso in Italia – ha detto Gasparrini – il mestiere del progettista viene visto come quasi come una circostanza che per così dire sporca la purezza della didattica e della ricerca. A me invece ha colpito una frase di Bellmunt, che una volta mi disse che quando realizza un progetto pensa subito a come lo spiegherà ai suoi studenti”. Per Gasparrini “il paesaggio è un fattore che rimescola le carte dell’urbanistica e dell’architettura, mettendole in crisi e allo stesso tempo fertilizzandole. Cito una seconda volta Bellmunt, che ribattendo a coloro che considerano il paesaggio un valore aggiunto, ribatte: è il valore per eccellenza”.

Presentando gli esiti della decima Biennale internazionale del Paesaggio di Barcellona, il direttore Bellmunt ha messo in luce i legami tra i temi del paesaggio e dello spazio pubblico, chiarendo che in quest’ultimo “vedi la radiografia delle città, nel bene e nel male”. Poi ha riletto in modo positivo, nell’ambito della progettazione del paesaggio e dello spazio pubblico, il concetto di “incrocio”, inteso come occasione di incontro e anche di conflittualità: “I nostri smartphone ci portano a una vita senza incroci, ma noi dobbiamo rideclinare lo spazio pubblico come occasione di incroci e come luogo di conflittualità delle città”. Bellmunt ha ripercorso i tratti salienti, a cominciare dai titoli e dai temi, di tutte e dieci le edizioni della Biennale di Barcellona, un simposio di tre giorni accompagnato da mostre e da un premio per un progetto di paesaggio. Bellmunt ha mostrato i vincitori di tutte le edizioni, oltre ad altri progetti, e raccontato alcuni retroscena dell’assegnazione, a volte stabilita rapidamente da parte della giuria esterna, altre volte motivo di scontro e discussione. Sono circa trecento, ha detto il direttore, i progetti che concorrono a ogni edizione.

Nell’edizione del 2018, ha detto Bellmunt, “Performative Nature”, c’è stata “l’idea della natura che diventa presentazione, un elemento da proporre nei nostri luoghi e che ci può salvare”. In generale la concezione di progetti di paesaggio e di spazi pubblici che abbiano un ruolo ecologico, con soluzioni tecniche innovative che riducono o eliminano alcune criticità e una mission sociale e politica, di condivisione partecipazione, puntando a spazi di bellezza, per costruire nature “emotivamente performative”. Jordi Bellmunt in conclusione ha tracciato alcuni elementi di sintesi e di “ricorrenza”, diventati vere e proprie raccomandazioni, in dieci edizioni della manifestazione. Tra questi: la necessità di progettare con l’ecologia, il no allo studio dell’ecologia per sé (in quanto serve per progettare), l’ecologia come concetto di disegno.

Le conclusioni sono state affidate a Diego Zoppi, intervenuto a rappresentare il Consiglio Nazionale Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Zoppi, sottolineando l’importanza dell’accordo tra la Biennale dello spazio pubblico e la Biennale internazionale del paesaggio di Barcellona ha detto che “nel nostro Paese spesso il paesaggio viene interpretato come qualcosa da salvaguardare e che quindi entra in contrasto con la dinamicità”, sostenendo invece la correttezza di ipotesi di dinamismo e trasformazione. Un’altra criticità, ha rilevato Zoppi, è la tendenza ad affidare “i problemi del nostro paesaggio a degli specialisti, come se chi ci vive potesse delegare a qualcuno di occuparsi di questioni specialistiche in modo settoriale. Ma in realtà il paesaggio appartiene a chi lo vive”.

Related Posts

Intervista a tutto campo al nuovo presidente dell'Istituto Nazionale di Urbanistica

Due audizioni dell'Istituto Nazionale di Urbanistica in Parlamento hanno sollecitato una riforma...

A Roma dal 30 maggio all'1 giugno la quinta edizione dell’evento conclusivo di una manifestazione...

Leave a Reply