Chiesa dell’Immacolata Concezione a Terni: Nuovo vs Moderno

 

Pubblichiamo una lettera dei progettisti dell’intervento di trasformazione dell’opera di Giuseppe Nicolosi, in risposta all’analisi del presidente di DOCOMOMO Italia (che controreplica brevemente)

 

Leggi l’articolo di Ugo Carughi: Chiesa dell’Immacolata a Terni: adeguamento o manomissione?

 

Il problema del risanamento del moderno si pone, per la nostra generazione di progettisti, in modo particolare rispetto ad un più “canonico” intervento di restauro di un’opera considerabile “antica”. Sicuramente la legge del 22 gennaio 2004 che tutela i beni culturali architettonici segna una sorta di confine: tutto quello che ha più di 70 anni è considerato bene monumentale con valore artistico e storico. Come tutti i confini che le leggi stabiliscono (compresi quelli geografici), anche questo è troppo rigido: in questo caso l’edificio non rientrava tra i beni tutelati ed è spettato a noi progettisti mettere in campo la nostra sensibilità.

Alla fine del 2012, quando siamo stati coinvolti, la parrocchia voleva intervenire già da tempo nel complesso progettato da Giuseppe Nicolosi nel 1957 e completato nel 1963. Si doveva consolidare la struttura in cemento armato ed adeguare la chiesa alle esigenze ambientali contemporanee, con nuovi impianti tecnici e una nuova configurazione liturgica.

Il linguaggio di Nicolosi è diretto ed evidente, s’inserisce pienamente nell’architettura della Ricostruzione orientata verso un medievalismo frugale che ha meritato l’appellativo di “fabbrica francescana” attribuitogli in diverse occasioni. In particolare, la chiesa presenta una serie di criticità rilevate già pochi anni dopo la sua realizzazione: in uno scambio epistolare del 1979 tra il progettista ed il vescovo di Terni, monsignor Dal Prà, si legge una forte critica al progetto sia sul piano del linguaggio (destino comune ad altre opere moderne) sia sul piano tecnico. Il vescovo lamenta mancanza di coibentazione, difficoltà di gestione a causa delle dimensioni dell’immobile, realizzazione scadente del calcestruzzo armato. Lo stesso Nicolosi conferma denunciando la scarsa attenzione alle questioni realizzative che l’impresa ha posto in fase di esecuzione.

La nostra idea di progetto prevede d’intervenire con un involucro interno che reinterpreta il linguaggio dell’opera, esaltandolo in chiave contemporanea. L’atteggiamento è molto sincero: la differenza tra il Nuovo e il Moderno emerge con chiarezza e tutto il Nuovo è ancorato, tramite carpenterie, al Moderno, mantenendo il massimo della reversibilità. Le sagome dei controsoffitti seguono e amplificano le unghiature in calcestruzzo armato (testimoni di quell’architettura nicolosiana “resistente per forma”), preservando le asole di luce delle navate centrali e laterali.

Si mantengono le pitture murali, realizzate nel 1985 da Giovanni Carena da Pinerolo, interrompendo il cappotto d’involucro interno nei due punti in cui sono presenti le pitture: l’abside e le navate laterali. La nuova superficie geometrica interna ospita spazi per l’arte contemporanea, sovrapponendosi al Moderno secondo una logica di stratificazione.

La navata centrale diventa l’emblema della “parte nuova”. È qui che viene riproposta, in chiave contemporanea, la sequenza d’icone sacre come in una bibbia illustrata, celando gli impianti tecnici posti nel retro: un’evidente testimonianza della nostra generazione di progettisti che pur rispettando l’insegnamento del Moderno e tra le mille difficoltà di carattere culturale, oltre che economico, non rinuncia alla propria esistenza.

Alessio Patalocco* e Marco Iapadre**

* Nato nel 1982, è architetto, dottore di ricerca in Culture e trasformazione della città e del territorio, docente di Comunicazione visiva all’Università per stranieri di Perugia. Le sue architetture e istallazioni artistiche sono state oggetto di diverse pubblicazioni in Italia e all’estero.

** Nato nel 1978, è ingegnere edile. Si occupa di progettazione e direzione lavori di nuove costruzioni, risanamenti e ristrutturazioni di edifici civili, industriali, sportivi e di culto.

 

La controreplica di Ugo Carughi

Pur nel rispetto per la professionalità dei colleghi, non possiamo cambiare idea sull’intervento eseguito nella chiesa dell’Immacolata Concezione di Giuseppe Nicolosi a Terni. Il che non significa che l’intervento non abbia una sua logica coerenza, se non che quest’ultima è in contrasto con i caratteri dell’edificio originario. Arriviamo a pensare che, probabilmente, se questi caratteri avessero indirizzato gli obiettivi di aggiornamento prestazionale dell’edificio religioso, l’intervento degli stessi professionisti sarebbe stato differente.

Il problema, più che in chi opera, esposto alle richieste della committenza e alle dinamiche del mercato, sta nell’insensibilità civile diffusa. Che, sul piano pubblico, si traduce nelle carenze della normativa di tutela, oltre che della cultura, del ruolo e dell’azione delle istituzioni.

 

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