Rigenerazione urbana: i nodi e le necessità

 

Da Urbanpromo Progetti per il Paese gli assessori all’Urbanistica di Prato, Ravenna, Forlì e Pescara segnalano necessità ed esigenze per affrontare questo salto operativo e culturale

 

Se è vero, e a Urbanpromo Progetti per il Paese è emerso in tutta la sua evidenza, che nel nostro paese si va sempre più affermando la necessità di recuperare gli spazi esistenti piuttosto che consumare nuovo suolo, le amministrazioni comunali hanno a disposizione tutti gli strumenti necessari per questo salto operativo e culturale?

Alla manifestazione organizzata da Inu e Urbit, che si è svolta dal 20 al 23 novembre scorsi alla Triennale di Milano, alcuni assessori comunali all’Urbanistica, che affrontano quotidianamente i nodi e le difficoltà del “fare rigenerazione urbana” sul territorio, hanno potuto rispondere a questa domanda, segnalando necessità ed esigenze.

Valerio Barberis, assessore del Comune di Prato, reclama per esperienze come quella del piano nazionale per la riqualificazione delle periferie “continuità. Occorrerebbe una filiera che potrebbe essere innescata dalla predisposizione, da parte dei Comuni, di vere e proprie agende urbane”. I finanziamenti in questo modo sarebbero assegnati sulla base di tali documenti strategici, che si inseriscono e contribuiscono a costruire strategie di città, valutando di volta in volta se esiste una pianificazione adeguata.

Attraverso le medesime agende urbane potrebbe essere più agevole anche “attirare” cofinanziamenti da parte dei privati. Veniamo qui a quella che per Barberis è una questione cruciale, ossia la capacità di coinvolgere i capitali privati: “Ci vogliono strumentazioni che sono di urban management, in grado ad esempio di costruire fasi intermedie attraverso delle agenzie che creino un collegamento tra domanda e offerta. In un’area complessa, con edifici industriali vuoti, può essere utile coinvolgere in queste fasi intermedie l’associazionismo e creare degli utilizzi temporanei, anche per arrivare a capire nel tempo il tipo di intervento che è giusto prevedere”.

Il punto di vista sulla rigenerazione urbana di Federica Del Conte, assessore all’Urbanistica a Ravenna, si inserisce in una fase di grande cambiamento che sta attraversando l’Emilia-Romagna, che ha approvato sul finire del 2017 una legge sul consumo di suolo che porterà a un nuovo modo di pianificare in tutta la regione. Racconta Del Conte che “la Regione ci ha coinvolto in questa riflessione. Il punto centrale è cambiare la pianificazione verso una maggiore flessibilità degli interventi, gli accordi operativi ad esempio: valutare i bisogni e la necessità richiesti in quel momento dalle comunità e sapervi rispondere. L’elemento che abbiamo pagato di più in questi anni è stata la stratificazione della pianificazione, che richiedeva tempo. Ci troviamo oggi a realizzare interventi pensati magari dieci anni fa, in condizioni storiche ed economiche diverse”.

Federica Gardini, assessore all’Urbanistica a Forlì, focalizza invece l’attenzione sulla grande opportunità offerta per la rigenerazione urbana, in termini di risorse, dai finanziamenti europei. Tuttavia per Gardini servirebbe “allineare le tempistiche della nostra progettazione con quelle europee. A volte le tempistiche dei bandi europei sono talmente rapide che non collimano con le tempistiche della burocrazia italiana, come il codice degli appalti e la procedura di formazione e approvazione dei progetti. Uno snellimento burocratico è auspicabile”.

Loredana Scotolati, assessore al Comune di Pescara, rileva infine la scarsa abitudine alla partecipazione ai progetti da parte della popolazione: “Spesso le ostilità e le contrarietà non vengono manifestate nell’ambito dei tavoli di confronto ma al referente politico. È vitale arrivare a costruire tavoli di partecipazione compiuti in cui elettori ed eletti siano presenti in modo schietto, e il conflitto venga assorbito”. Alla riflessione sulla rigenerazione urbana non poteva mancare il nodo dei cambiamenti climatici. È proprio Scotolati a sollevarlo: “Le nostre città non sono in grado di resistere alle sollecitazioni determinate dai cambiamenti climatici. Abbiamo reti infrastrutturali, come le canalizzazioni fognarie e la pubblica illuminazione, assolutamente inadeguate a sopportare il carico di concentrazione urbanistica e densità edilizia. Il problema emergerà se si dovesse realizzare un rinnovo urbano solo degli edifici senza un lavoro sulle infrastrutture”.

 

 

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