Spazi per la didattica innovativa solo per chi saprà usarli

 

Silvia Minutolo, del direttivo IN/Arch Piemonte e tra i vincitori (con studio Archisbang) del concorso “Torino fa scuola”, ragiona sulle strategie per il rinnovamento del patrimonio scolastico

Leggi gli altri articoli dell’inchiesta “Tutti a scuola!”

È noto come il patrimonio edilizio scolastico italiano sia oggetto di un’emergenza strutturale sull’onda della quale, con l’acceleratore amaro delle sventure di cronaca, sono stati studiati negli ultimi anni diversi strumenti di programmazione e finanziari con un risvolto, tuttavia, non ancora numericamente incisivo.

Risale a inizio settembre 2018 la dichiarazione del ministro Bussetti sull’intesa raggiunta per facilitare lo sblocco dei fondi verso le amministrazioni locali, in modo da sveltire i processi di ammodernamento. Indipendentemente dal buon esito di queste strategie, in un Paese in cui mediamente si fa poco e parziale, e per lo più sull’onda dell’urgenza, la questione che si pone è, invece, quella di cogliere ogni singola occasione con un respiro più ampio. La scuola ha in se stessa la potenzialità e il dovere di rispondere alle trasformazioni sociali in atto, di accompagnare i cittadini del domani alla consapevolezza e alla padronanza del cambiamento. A fronte di una società in trasformazione, s’immagina una didattica diversa, sempre più cooperativa ed esperienziale, in grado di coinvolgere e stimolare i ragazzi a gestire la complessità, valorizzare le diversità e superare le diseguaglianze. Se a tutto ciò si affianca l’idea, sempre più diffusa, che una scuola bella, vivibile e dotata di una serie di strutture attrezzate annesse (laboratori, biblioteche, palestre, auditorium) possa essere una risorsa a disposizione della comunità allargata, un civic center da vivere 365 giorni l’anno 24 ore al giorno, va da sé l’importanza di una nuova visione del contenitore architettonico e dello spazio urbano ad esso legato.

Sulla stregua di queste riflessioni sono state elaborate le Linee guida del MIUR 2013, figlie del lavoro condotto da INDIRE (Istituto Nazionale Documentazione Ricerca Innovazione Educativa). Nella pratica, tuttavia, i progettisti si scontrano con la difficoltà di tradurle all’interno degli standard previsti dal D.M. del 1975. Unico strumento realmente cogente a livello nazionale per l’edilizia scolastica, il decreto, seppur visionario a dispetto della sua anzianità poiché contiene in nuce già gran parte dei nuovi principi, forza gli spazi in indici piuttosto stretti, specialmente nel superamento della visione dello spazio connettivo come mero strumento distributivo verso la sua interpretazione come grande luogo d’incontro e dell’imparare informale. La commistione di funzioni e l’apertura degli edifici al pubblico, inoltre, si scontra con la rigidità delle normative di sicurezza, non certo redatte dal legislatore con la prefigurazione di tali intenti, e con le problematiche di sorveglianza degli spazi in orario extra-scolastico, che non possono evidentemente pesare in toto sulla gestione, già congestionata, del personale scolastico.

Data per acquisita, dunque, l’assoluta priorità della messa in sicurezza degli edifici, l’estrema attualità dell’efficientamento energetico, guidato da una necessaria sensibilità alle tematiche ambientali sempre più urgenti nonché da una corretta attenzione ai costi di gestione e manutenzione, gli interventi, che siano ex novo o di riqualificazione, complessivi o localizzati, devono portare in sé un generale ripensamento degli spazi che renda gli edifici funzionali a un nuovo modo di educare, di coinvolgere l’utenza scolastica e la comunità tutta. E affinché tali edifici siano progettati, realizzati e funzionanti, occorre ancora fare lo sforzo di strutturare un substrato fertile di dialogo, semplificazione burocratica e coordinamento delle risorse. Non è pensabile che si proceda prima a “tenere in piedi” il patrimonio e poi a ripensarlo nei suoi scopi funzionali: l’operazione dev’essere sistemica e simultanea.

La gestione di una tale sfaccettatura di complessità ben si confà alla mente progettuale. Il concorso di progettazione diventa allora uno strumento prezioso cui attingere, purché aperto e trasparente (la formula anonima in due fasi con affidamento d’incarico è consolidata), nonché supportato da un serio lavoro preliminare. È infatti di fondamentale importanza la stesura di un chiaro concetto pedagogico da accompagnare al programma funzionale, costruito dalla comunità scolastica interessata, possibilmente con l’ausilio di un pedagogista e un architetto in grado di cucire il documento sulle reali capacità e potenzialità a disposizione, seppur con uno sguardo volto al futuro. Nel volume Progettare Scuole (Guerini, 2015) che racconta l’esperienza altoatesina, uno dei contesti più vivaci per il settore in Italia, le autrici Beate Weyland e Sandy Attia sottolineano: «Quanto più ciascun istituto scolastico costruisce un profilo pedagogico e didattico originale, giustificato e condiviso, che riflette l’unicità del suo contesto, dei suoi utenti, dei bisogni specifici e che sta alla base dei progetti e delle proposte ad hoc, espressi compiutamente nel Piano dell’offerta formativa, tanto più questo può trovare riscontro nell’architettura che lo informa».

Tuttavia i bandi di concorso sono ancora un numero ridotto rispetto agli interventi previsti (spesso si sceglie di ricorrere allo strumento della gara d’appalto anche per quanto riguarda l’incarico di progettazione), e quelli presenti, anche quando confezionati con le migliori intenzioni, sono il più delle volte manchevoli di questo aspetto. Altrettanto importante dovrebbe essere il lavoro di accompagnamento della comunità scolastica a proposta selezionata: il confronto con i progettisti nelle successive fasi di approfondimento del progetto è prezioso se correttamente gestito, è d’intralcio se improvvisato. I docenti portano il carico del grande cambiamento di prospettiva di cui sono concreto motore, ma perché questo sia possibile devono essere adeguatamente formati: una scuola progettata per la didattica innovativa ha senso solo se consegnata in mano a qualcuno pronto a utilizzarla. I tempi tecnici che passano dalla definizione del progetto alla consegna dell’edificio, passando per l’iter autorizzativo e il cantiere, sono una parentesi preziosa di lavoro preliminare per preparare la comunità scolastica ad accogliere e sfruttare al meglio la nuova struttura, affinché questa diventi davvero di supporto a una nuova idea di scuola.

In sintesi, una strategia efficace e fattiva per il rinnovamento del patrimonio scolastico sarebbe quella di approfittare delle risorse disponibili per gli interventi urgenti (sicurezza strutturale ed efficientamento energetico) per rinnovare allo stesso tempo lo spazio scuola sulla traccia di una nuova idea di didattica e centro civico, attraverso:

_ la promozione di concorsi di progettazione di qualità (in due fasi, con affidamento di incarico compresa direzione lavori e con una giuria altamente qualificata) strutturati sulla base dell’individuazione di un chiaro quadro esigenziale e un concetto pedagogico definito da parte della comunità scolastica interessata, e avviati a seguito di un dialogo preliminare con gli enti preposti all’autorizzazione degli interventi mirato a snellire il processo burocratico;

_ la predisposizione di un percorso di accompagnamento del dialogo tra la comunità scolastica, l’amministrazione e i progettisti nelle successive fasi di approfondimento del progetto;

_ la formazione dei docenti, in primis, ma anche dei ragazzi, delle famiglie e di tutto il personale scolastico, in tema di didattica innovativa e tecnologie digitali;

l’affidamento dell’appalto per i lavori sulla base del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa individuata sulla base del miglior rapporto qualità/prezzo.

Parallelamente e gradualmente, valutando i casi studio di successo, sarà possibile delineare e facilitare la procedura con il rinnovamento dell’apparato normativo di settore.

Autore

Nata il 5 gennaio 1983 a Chieri (TO), nel 2009 si laurea in Architettura con il prof. Maarten Jansen presso il Politecnico di Torino. Nel 2008 fonda Archisbang, studio emergente nel panorama torinese che realizza architetture per l'accoglienza, la cultura, l'educazione e l'innovazione, connotate da una spiccata tendenza alla contaminazione inter-funzionale. All'interno dello studio si occupa di progettazione alle diverse scale e si concentra sull'approfondimento della tematica dell'edilizia scolastica innovativa, attraverso la partecipazione a diversi concorsi a livello internazionale. Nel luglio 2017 lo studio vince il Concorso Torino Fa Scuola, in collaborazione con Area Progetti e riceve l'incarico per la Riqualificazione della Scuola Secondaria di I grado Giovanni Pascoli di Torino, ad oggi in cantiere. Nel maggio 2018 si aggiudica il primo premio del Concorso per la realizzazione della Scuola Media Panzacchi a Ozzano dell'Emilia (BO).
Da luglio 2017 fa parte del consiglio direttivo della sezione regionale IN/ARCH Piemonte, con il quale si impegna nella diffusione della cultura del valore civile dell'architettura.

Related Posts

Italiasicura Scuole: se una cosa funziona… meglio chiuderla   Il segretario generale...

Riqualificazione delle periferie: se la politica volta le spalle   Il futuro dei 96 progetti e 1.625...

Vado a vivere in montagna   IN/Arch Piemonte è tra i partner dell’iniziativa “InnovAree” che...

Leave a Reply