Francesco Gioia: lavorare per ridare all’architetto una nuova centralità

 

In accompagnamento alle elezioni dei nuovi Consigli degli Ordini provinciali degli Architetti PCC, abbiamo posto una domanda a presidenti uscenti e architetti: come dovrebbe essere l’Ordine del futuro? Quali funzioni dovrebbe assolvere? L’opinione di Francesco Gioia, presidente dell’Ordine degli Architetti PPC di Matera

 

Gli auspicati e attesi processi di rigenerazione urbana e di uso sostenibile del territorio dovranno partire dalla riconquista della centralità dell’architetto: dove e quando il nostro ruolo viene marginalizzato, l’intero paese registra arretramenti economici, sociali e culturali.

Tale funzione richiede una preparazione multidisciplinare, a partire dai corsi universitari, una formazione sul campo, strutture professionali articolate: in questi ambiti l’Ordine dovrà dare il suo prezioso contributo di relazioni istituzionali e di conoscenze delle realtà produttive.

Oltre alle attuali attività “d’ufficio” a tutela della committenza, di vigilanza sul rispetto della deontologia, di promotore della formazione e di custode dell’albo, l’Ordine dovrà quindi essere capace di accompagnare e promuovere la crescita “olistica” degli iscritti, facendo leva sulle moderne tecnologie e su tutte le economie di scala attivabili con il supporto del Consiglio Nazionale.

Il superamento della nostra attuale marginalità richiede la diffusione più completa della consapevolezza che la formazione dell’architetto, l’aggiornamento professionale continuo, il rispetto del codice deontologico e il controllo dei Consigli di Disciplina garantiscano le capacità degli iscritti di assumere con scienza e coscienza le responsabilità dell’incarico e di svolgere adeguatamente il precipuo compito di coordinamento delle professionalità occorrenti all’architettura di qualità.

La diffusa presenza degli Ordini sul territorio è una conquista e una risorsa da preservare; per rendere sostenibili gli oneri di funzionamento anche degli Ordini minori occorre porre in essere strategie per usufruire di spazi, personale e servizi con altre professioni e organizzazioni complementari, concretizzando quella strategia aggregativa utile in primis alle nostre attività, che si nutrono di “relazioni” e non solo di “competenze”.

 

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